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Le Fiabe di Tempografico – Capitolo X – Il Parlamento in Discesa

C’era una volta un Paese diviso a metà fra chi pensava bianco e chi pensava nero. La divisione era davvero assoluta e, malgrado i politici si sforzassero di fare i distinguo con l’esempio dei toni di grigio nella fotografia, le proporzioni rimanevano sempre quelle.

il parlamento in discesa giodo 2011

Un giorno alcuni abitanti decisero d’ufficio di passare dall’altra parte. Da bianchi divennero così neri e, per mostrarlo a tutti, fecero come fanno involontariamente gli spazzacamini: si cosparsero capo e le membra con la fuliggine. Il problema fu che il partito dei neri non voleva ritrovarsi questi bianchi fra i piedi. “E’ un passaggio incostituzionale” disse il Segretario del partito; “così i nostri volontari sono pronti a diventare bianchi e non ci interessa nulla”. I capi dei neri poi si trovarono d’accordo e riaccolsero come figliol prodighi i falliti transfughi.

In Parlamento non si decideva mai nulla perché mozioni, ordini del giorno, provvedimenti finivano sempre in parità. Del resto anche il bilancio era in pareggio e lo Stato in fondo rimaneva in buona salute. Tutti alla fine pensavano nella loro piccola testolina: “squadra che vince non si cambia” dimenticandosi che perfino le partite di calcio finivano sempre a reti bianche, mentre la Costituzione vietava espressamente la vittoria ai calci di rigore.

Una bel mattino però il Presidente della Camera che, essendo espressione di tutti, era l’unica persona abilitata a vestire la casacca bianconera, aveva chiesto agli Onorevoli un mezz’ora per illustrare un’idea che da tempo circolava nella sua mente vigile. “E’ tempo di cambiare le cose perché la stasi non farà che portarci alla morte civile” disse più che solennemente il grande uomo. “Questo Paese non approva un provvedimento da cento e passa anni ormai e ce ne stiamo seduti qui tutti comodi pensando che le cose sono così come sono. Ho convocato l’esercito e deciso di prendere il controllo della situazione, abolendo i partiti ed abrogando la Costituzione. Da adesso in poi solo i film potranno essere girati in bianco e nero perché questi due colori saranno banditi dal nostro Paese. Ho deciso anche, per affrettare i lavori parlamentari, da troppi anni preda di eccessi regolamentari, di costruire un Parlamento in discesa dove sedersi sarà difficile e rimanere troppo tempo appesi al banco pericoloso per le ossa, le articolazioni, la vita stessa”.

Il Presidente aveva chiamato per questa grande opera un architetto greco, Aeropagos, che diceva di essere nato prematuro ed abbandonato all’interno del Partenone, dove poi era cresciuto con l’amore per le grandi costruzioni. Aeropagos disegnò un modellino che era una sintesi fra la torre di Babele, una piramide, una ziqqurat babilonese e l’arca di Noè. I deputati non sarebbero potuti rimanere in aula più di due ore al fine da non esser colti da vertigini. Il Parlamento poi avrebbe girato su stesso a velocità variabile e nella prevista buca centrale si sarebbero alternate arene con i leoni e vasche con gli squali; e guai a cascarci dentro.

Fu organizzato un primo nucleo della resistenza: il partito bianconero per la libertà. Qualcuno poi si fece più ardimentoso e si riunì nella Lega nerazzura internazionale, scatenando in men che non si dica il partito rossonero per la vittoria. Completarono il panorama il Movimento giallorosso per la patria e l’Alleanza per il cielo biancazzurro. Tutti insieme si riunirono in una Federazione per la rivoluzione dei colori e si ritrovarono in un giardino all’aperto, perché in quel Paese il sole non mancava mai e la pioggia faceva capolino solo sui campi di grano.

Arrivò il giorno del nuovo Parlamento in discesa. Il Presidente e i generali procedettero al taglio del nastro, con l’architetto Aeropagos che illustrava ai presenti con ampi gesti questa sua meraviglia senza precedenti. Ma nessuno mai si sarebbe aspettato che a quel giorno di grande cambiamento si sarebbero opposte le forze telluriche della terra.

Un terremoto senza precedenti nella storia ebbe il suo epicentro proprio dove sorgeva il Parlamento; la costruzione fu sbalzata via da una tromba d’aria. Nessuno aveva mai visto squali e leoni giganteschi planare sulla città, eppure fu così. Per quel portento molte persone lasciarono la vita, altre si salvarono ma non avrebbero mai più dimenticato.

Il Paese lentamente si risollevò tornando all’antico. Se ci passate sopra con l’aereo oggi fermatevi a guardare i suoi campi bianchi e neri perfettamente puliti; se riuscirete poi a vedere due persone che vi salutano statene pur certi: anche se marito e moglie una apparterrà al partito dei bianchi, l’altra a quello dei neri.

 

Fiaba: Il vero Babbo Natale

C’era una volta una befana che era giovane e bella. Volava sulla sua scopa magica sopra i cieli della terra intera e qualche volta si affacciava anche a dare un sbirciatina alla luna. Lo faceva tutti i giorni dell’anno al fine di esercitarsi per la notte del 6 gennaio quando doveva fare i salti mortali per entrare nei camini a riempire le calze di leccornie e carbone.

Un giorno la befana, durante una delle sue esercitazioni, si imbatte’ in Babbo Natale in viaggio con le sue renne. Babbo non aveva mai visto la Befana e lei non credeva che lui esistesse per davvero. Ne aveva sentite tante sul suo conto!  Babbo Natale scruto’ la donna e rimase ammirato da tanta bellezza. “Tu cosi’ pura” disse, “ma allora perche’ nei libri ti disegnano come una vecchia un po’ strega? Guarda me, io sembro proprio anziano e forse lo sono sempre stato”. La befana cosi’ rispose: “E’ un pregiudizio degli uomini. Chi crederebbe ad una giovincella su una scopa volante? I capelli bianchi ci fanno credere piu’ saggi e vicini ai bambini”.

Babbo Natale aveva mentito; anche lui era in realta’ ancora un giovane di belle speranze. Portava barba e capelli posticci, mentre la sua pancia deforme non era che un cuscino gigantesco dove dormire sonni tranquilli. Così disse: “Cara befana hai proprio ragione” e, togliendosi i contorni del suo travestimento, aggiunse, “anch’io voglio farmi un giro al naturale, senza renne e bussando alle porte delle case”. “No, ti prego di non farlo” rispose la befana, ” nessuno ti crederebbe. Continua a farti vedere vecchio. Io mi rendo invisibile perché vado in giro soltanto a notte fonda ed e’ per questo che non ho bisogno di mascherarmi. Ma tu sei più ingombrante e di sicuro tante persone ti hanno gia’ visto”.

Ma Babbo Natale, che senza le sue suppellettili aveva poco dell’eroe di tutti i bambini del mondo, volle rimanere fedele al suo proposito. Quel Natale busso’ presso tutte le case: “Sono Babbo Natale” diceva, ma dall’altra parte riceveva solo risposte del tipo: “E io sono l’asinello di Gesu'” o “Se tu sei Babbo Natale io sono la Fata Turchina”; ci furono perfino genitori che chiamarono la polizia tanto da provocare la fuga di Babbo Natale, che non riusci’ piu’ a consegnare i regali.

Fu quello il giorno in cui fu messa in discussione l’esistenza di Santa Klaus. I grandi non ci credevano piu’ ma, per non mortificare i bambini, decisero di inventarsi un babbo Natale nuovo di zecca. Da quell’anno il vero Babbo Natale si e’ rifugiato in Lapponia; ha deciso di aspettare la vecchiaia per entrare nuovamente in azione. Se per caso un giorno bussasse alla vostra porta senza barba e senza renne non mandatelo via, ma accoglietelo con gioia. E’ lui l’unico vero Babbo Natale.