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Berlusconi: “Con Bossi sono tutt’orecchi”. Quattro haiku fra amici

ritratto berlusconi bossi (c) giodo 2011

Berlusconi dedica quattro haiku a Bossi che tempografico intercetta e pubblica in un battibaleno.

Tu Senatur io Cavalier
A me l’amor a te l’armi che
Non solo il cor hai dur

Sono padano come te
La mia pianura d’etere
Piu’ vasta della tua

La tua secessione
E’ esercizio anarchico
Di immaginario immenso

Pier Silvio meglio di Trota
Umberto peggio di Silvio
E meno male che son divorziato!

 

Papa scrive una poesia prima del voto alla Camera sull’arresto. “Se voterete si/Sara’ arresto cardiaco”

L’On. Papa, ex giudice, e ora inquisito eccellente sullo scandalo P4,  ricorre alla poesia per convincere i suoi colleghi parlamentari a votare contro la richiesta d’arresto della Procura di Napoli. E’ una sua personale difesa d’ufficio che tempografico ha deciso di pubblicare, rispettando il diritto di cronaca di Narnia.

Sono Papa e religiosamente
Mi inchino alla legge ingiusta
Tengo famiglia e a precisare tengo
Che’ ho molto peccato
In pensieri parole opere
Ma non omettero’ di dire
Che ingenuo ed innocente fui
Lo sono ancora e vi chiedo
Liberta’ e movimento
Tutto e’ chiaro nella nebbia
Della richiesta d’arresto
Che non ha fondamento
Se voterete si
Sara’ arresto cardiaco
La coscienza sara’ incoscienza
Incostanza e discrepanza
Perche’ son uomo
Di panza e sostanza
E non ne potete fare senza
Voi che volete la verita’
La avrete se saro’ vivo
E un cuore spezzato
E’ silenzio di morte
Dunque dite di no
Dite di no
Che io possa ancora
Percorrere il Transatlantico
Offrire da bere alla buvette
E Regalare gli iPad o Pod
Perche’ Papa sono
E Papa rimango
Malgrado il fango
E sempre credo
In un solo Io.

Mafia. Il Ministro dell’Agricoltura Romano non si dimette. “Le dimissioni c’entrano come i cavoli a merenda”

Francesco Saverio Romano e’ imputato per concorso  in associazione mafiosa. “Non c’e’ nessuna ragione per dimettersi” ha chiarito il titolare del dicastero. “Le mie dimissioni sarebbero come i cavoli a merenda”. Poi ha sparato a zero contro i magistrati definendoli “polli d’allevamento che, invidiosi di esser racchiusi nelle gabbie anguste, vogliono arrestare questo mondo e quest’altro”. Il Ministro Responsabile non ci sta e ha consumato un pasto a base di spinaci bio per gestire al meglio il suo braccio di ferro con i giudici. E ha aggiunto: ” Questa inchiesta puzza piu’ della pipi’ quando si consumano gli asparagi”. Per l’opposizione pero’ il Ministro indagato dovrebbe diventare rosso come un peperone dalla vergogna. E ieri sera la catena di pizzerie Rosso Pomodoro ha fatto sapere che non accettera’ il Ministro a cena nei suoi locali. Per Berlusconi “questa inchiesta e’ la solita bufala. Consiglio al Ministro Romano di metterci accanto i Pachino siculi cosi’ da  uscirne alla grande”.

4 umili ragionamenti su Tremonti e Brunetta

1. Tremonti e Brunetta non si amavano. Chi si sente investito da una missione divina, si sa, non puo’ credere che un altro lo sia allo stesso modo. Entrambi poi avevano un carattere refrattario alle critiche e perfino alla discussione. Cosi’ si insultavano regolarmente, in privato come in pubblico, mentre gli opinionisti facevano finta di rimanere basiti e il Governo andava avanti come se niente fosse. In fondo chi non produce nulla non ha nemmeno coscienza di nulla.

2. Brunetta ce l’aveva a morte con gli statali. Li chiamava tutti fancazzisti e sparava continuamente nel mucchio. Alcuni di questi pero’ erano davvero poveri cristi che lavoravano sodo per pochi denari. Ma lui, parlando di meritocrazia, distruggeva con furia iconoclasta l’immagine della Pubblica Amministrazione senza riflettere sul fatto che un Ministro ne e’ parte integrante. I suoi fendenti finivano spesso in prima pagina; qualcuno a giusto titolo pensava che lui, cosi’ piccolo, volesse la sua visibilita’. Finita questa crociata ne inizio’ una contro i precari, proprio mentre il Governo iniziava a traballare. Qualcuno crede che, a breve, avra’ una parola gentile anche per i disoccupati. Anche loro, in fondo, non fanno un cazzo.

3. Tremonti aveva un’ambizione smisurata di contare ed e’ vero che chi in un Governo si occupa di conti conta molto piu’ degli altri. Il livore nell’esprimere le sue posizioni gli alieno’ presto la simpatia di gran parte dei suoi colleghi che, di fronte alle sforbiciate selvaggie che Giulio dava ai bilanci dei loro dicasteri, potevano soltanto scimmiottare una rabbia impotente.  Poi inizio’ a parlare di una politica di lacrime e sangue, con una retorica che non aiutava molto il naturale pessimismo della gente. Cosi’ il Governo visse una crisi di fiducia e di consenso e l’opposizione pote’ credere di tornare al potere. Tutto deve cambiare perche’ nulla cambi.

4. Brunetta e Tremonti andranno in vacanza insieme. Chi scruta il futuro puo’ gia’ vederli  sulla spiaggia a ragionare sui numeri del prossimo millennio, miliardi come bruscolini e fusaglie. Compreranno il cocco fresco  e forse brinderanno con un Margarita sotto l’incannucciata per non scottarsi, essendo entrambi di pelle delicata. Tremonti parlera’ di Palm Beach e Brunetta di Copacabana, luoghi ideali del loro esilio volontario, dove i numeri finalmente non contano piu’.  E, lontani dai sette colli,  continueranno i loro ragionamenti sui sette mari. Del resto e’ l’unica cosa di cui sono da sempre realmente  esperti, avendo speso la loro vita a sciorinare un mare di sciocchezze.

Quattro favolette morali in materia di imposte

1. In quel Paese la maggioranza non pagava le tasse. Cosi’ il Governo, sapendo di riscuotere il consenso della maggioranza, non applico’ le leggi anzi, al contrario, ne approvo’ una che aumentava le imposte a tutti coloro che le pagavano. Cosi’ rimase al potere nei secoli dei secoli.

2. Un Ministro dell’Economia conosceva a menadito l’efficacia dell’imposta indiretta e ne abuso’ in lungo e in largo fino a quando, indirettamente, si accorse che quelle imposte toccavano anche il suo di portafoglio. Cosi’ disse in diretta tv che le imposte indirette sarebbero state abolite direttamente dal Direttorio da lui presieduto.

3. C’era una volta l’IVA ovvero l’Imposta sul Valore Aggiunto. Era una tassa che aveva un senso soltanto in presenza di un effettivo valore aggiunto. Ma quando di quel valore non ci fu piu’ traccia, il gettito raggiunse in poco tempo una cifra vicina allo zero. Cosi’ il Governo corse ai ripari e istitui’ un’imposta nuova di zecca. Si chiamo’ IVM, Imposta sul Valore Morto, e venne riscossa durante i funerali, fatta eccezione per quelli di Stato.

4. Ci fu a un certo punto della Storia un uomo che per vent’anni predico’ la riduzione delle imposte. Il suo appariva ai piu’ come un messaggio messianico e palingenetico; la gente comune aveva bisogno di credere in un mondo migliore. Ma le tasse non accennavano a diminuire; al contrario non cessavano di aumentare. Oggi quell’uomo non c’e’ piu’, ma la sua promessa e’ ancora nell’aria, nell’attesa di un successore che riproponga la stessa cattedrale di illusioni.

Bisignani scrive una poesia dagli arresti domiciliari. “Da questa casa/ Normo questo Paese/Troppo normato/Mai normale”

Dagli arresti domiciliari il faccendiere e capo in pectore della P4 Luigi Bisignani invia a tempografico un messaggio in una bottiglia. Non e’ un SOS ma solo una sua poesia, un suo sfogo che pubblichiamo con interesse.

Dal telefono dispongo
Strategie senza fili
Non piu’ marionette
Ma videogiochi di potere
Ostacoli su ostacoli
Inutili da me pensati
Amministratori venuti dal nulla
Generati non creati
Rispondono fedeli
Perche’ so leggerne il pensiero
Prenderli per mano
Nella corrente
Insegnargli a battersi
Nelle tonnare della politica
Li ho visti nascere
Crescere e morire
Tutto attraverso le loro voci
Che’ il telefono e’ la mia storia
Sentiero di parole incise
Si dipana all’orizzonte
Dove creare  il vuoto
Laggiu’  il potere prende forma
Gli uomini sono  immagini
Mia la parola di vera materia
Da questa casa
Normo questo Paese
Troppo normato
Mai normale
E i domiciliari non mi pesano
Restar immobile anni
Dire una sola parola
Per cambiare il destino
Questo vuole l’Italia
E non restero’  in silenzio.

Archiviare P 4 e rilanciare P 5. Il Governo vuole loggia libera da intercettazioni

 

il governo fa' sentire la sua viva voceIl brevetto della P 4 non e’ andato lontano. Mancava fantasia a Bisignani e non c’era proprio nessuna invenzione; solo il solito sciocchezzaio spettegolante del tutti contro tutti. Ora il Governo vuole fare sul serio grazie anche ai buoni uffici di D’Alema, che non vede reati nelle manovre telefoniche della loggia. Subito un decreto sulle intercettazioni, che saranno consentite solo dopo nulla osta del Presidente del Consiglio, sentito il parere di Bisignani. “Il Paese e’ fermo perche’ ascolta troppo e non si vive di solo audio” ha dichiarato un iracondo Silvio Berlusconi. Ma Vendola rilancia: “Intercettazioni forever; magari anche video; dalle espressioni del viso si coglierebbero le reali intenzioni di questi malfattori”.  La maggioranza andra’ avanti, sperando di intercettare il consenso di chi ha qualcosa da nascondere; dunque praticamente di tutti. Ma nel PDL non si vuole piu’ parlare di scheletro nell’armadio, un espressione obsoleta. “Per noi e’ meglio parlare di escort nel como”” ha dichiarato Paolo Bonaiuti dalla Presidenza del Consiglio. Come dargli torto?

 

Debito greco. L’Europa comprera’ milioni di tonnellate di feta. Produttori di gorgonzola in guerra

La guerra del debito diventa guerra del formaggio. L’Unione Europea accetta il piano feta greco. Al posto dei bond i risparmiatori continentali si impegnano a divorare quantita’ pantagrueliche del noto formaggio a pasta morbida ellenico. Per il Ministro dell’Agricoltura Romano “questa cosa non s’ha da fare. Se il debito greco puzza non c’entra nulla il formaggio”. Per tutta risposta  i  nostri produttori di gorgonzola hanno polemicamente gettato quantita’ industriali dell’aromatico formaggio italiano presso il Consolato greco di Milano. I dipendenti sono stati evacuati dai Carabinieri grazie a delle maschere per l’ossigeno. Ora si teme per un attacco alla fontina, mentre in Francia misure di sicurezza sono state approntate per contenere la furia dei produttori di Roquefort e del loro mentore José Bové. E mentre Berlusconi fa il tifo per il Formaggino Mio,  il leader dell’opposizione Bersani esalta il Parmigiano come il vero formaggio del Bel Paese. Ma forse il capo del PD ha fatto la solita confusione e, a breve, potrebbe ripiegare sull’inossidabile caciocavallo.

P4 o PS4? La politica e’ ormai una playstation in 3D

Dopo l’inchiesta dei pm di Napoli – che ha portato all’arresto del faccendiere Luigi Bisignani e alla richiesta di arresto per il parlamentare PDL Papa –  si parla gia’ di una loggia P4. Del resto le logge in Italia si evolvono esattamente come le playstation o gli i Phone. I giochi sono sempre piu’ complessi, colorati e raffinati. Ma i personaggi sono gli stessi: cosi’ Bisignani diventa una sorta di Mario Bros oscuro e gli intrecci della politica una versione mica tanto edulcorata dei Pokemon. Bisignani, invece di informare Gianni Letta sui processi a carico del Premier, avrebbe fatto meglio a brevettare il suo gioco di potere per venderlo alla Sony o alla Nintendo.  Non e’ un mistero per nessuno che per mettere in commercio il Nintendo DS, l’azienda giapponese dovette pagare profumate royalties ai Democratici di Sinistra e convincerli a cambiare nome.
Papa e Bisignani dovrebbero dunque fare della PS4 un autentico marchio di fabbrica; solo cosi’ potrebbero aiutare il made in Italy in profonda crisi. Esportare la dietrologia, un concetto che secondo lo scrittore Don De Lillo esiste solo in italiano, potrebbe contribuire a migliorare il rosso della nostra  bilancia commerciale. Certo, equivarrebbe  a vendere all’estero  il peggio del peggio, ma se e’ questo che passa il convento,  Papa permettendo, cerchiamo almeno di diffonderne i benefici sulla collettivita’.

I pensieri profondi di Muwatalli: senza ruota non circolano idee

Io Muwatalli ex imperatore hittita, nella solennita’ della mia nascita e dalla soleggiata Cappadocia, mi sento di dire quanto segue: quando non esisteva la ruota nessuno sapeva che il mondo e’ tondo e nessuno giocava a girotondo, anche se il mondo avrebbe potuto cadere proprio all’improvviso. Non si saliva sul carro del vincitore e non si seguivano le persone a ruota. Quando uno era arrabbiato non poteva dire che gli giravano i c.,  e nessuno avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe esistito Giotto da Bondone. La fortuna stessa non girava e le palle erano sempre quadrate. Nessuno sapeva che le torte erano tonde e lo sport nel tempo libero non si faceva al circolo. Non esistevano orologi e la circolazione delle idee era pressoche’ impossibile, anche se oggi non direi che si siano fatti molti progressi in questo senso. Nessuno pensava che una cosa gli sarebbe capitata in base all’adagio del gira che ti rigira. Infine non esistevano i centrotavola, invenzione fondamentale per la civilta’ del buon cibo; lo dico perche’ amo mangiare davanti a una partita di calcio e dire a tutti che la palla e’ rotonda, cosa che i miei antenati ignoravano beatamente.