
Il Presidente Napolitano rilegge Platone ed esorta i partiti ad un dialogo che presupporrebbe un pluralismo del tutto assente nel Paese. Il vecchio non s’accorge che lui per primo, parlando di dialogo, dà luogo a monologhi senza fine, languide parole pronunciate nei corridoi profondi del Quirinale. Ed è questo solipsismo e questa ricerca di una struttura dialogica che fa comprendere il malessere del Presidente, fra una manovra da firmare e le intercettazioni pure. Napolitano questi fatti li conosce, ma la sua scienza è incoscienza nel ricordare un verso antico come lui: morire, dormire, sognare forse. Tanti auguri Presidente.
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