Riforma della Giustizia nel PD: Ostruzione o O’Struzzone? by Smog

Il leader del PD Bersani è stato visto stamattina, assieme ad Enrico Letta, sulla spiaggia di Ostia in tenuta sportiva. I due però non facevano per nulla footing, come i comuni mortali lì presenti,  ma provavano un nuovo tipo di insabbiatura che consiste nel porre solo la testa sotto la sabbia. Qualcuno ha subito ricollegato questa innaturale postura allo struzzo e, tentando di carpire notizie dallo staff dei due eminenti esponenti dell’opposizione, ha desunto che il PD si prepara proprio a passare dall’ostruzionismo allo struzzonismo, forse per non ricadere nel trasformismo di giolittiana memoria. Finito l’esercizio ginnico i due sono stati assistiti dai medici: si temevano infatti dolori da torcicollo e invece sono state riscontrate malinconie da obtorto collo. Nel pomeriggio gli onorevoli sono tornati alla chetichella alla Camera e, con sorpresa, hanno scoperto che il provvedimento sulla riforma della giustizia era stato da poco insabbiato. Chi semina sabbia…

Le microstorie fanno la Storia. Carlomagno non sapeva leggere

Quando Kissinger mangiava pesante le bombe cadevano sul Vietnam

Carlomagno non era mai andato a scuola. Ricordava Carlo Martello e le sue spade affilate; mai una parola di suo nonno  sulla poesia. Cosi’ fondo’ le scuole, ma non c’erano libri e nessuno ricorda piu’ come fossero fatti i banchi.

Henry Kissinger era a Roma quella notte e in un locale di Trastevere si era fatto servire un piatto di bombolotti alla romana. In ragione del pesante intingolo dormi’ inquieto, sognando inquisizioni e apocalissi. Il giorno dopo gli USA lanciavano uno degli ultimi disperati attacchi in Nord Vietnam.

Schubert gettò via la partitura. Non amava più la sua musica e si sentiva affaticato. Disse a se stesso di aver lasciato il lavoro a metà, ma che non ci avrebbe più rimesso le mani. Ma qualcuno ce le mise al suo posto e fu una fortuna.

Von Ribbentropp e Molotov si guardarono negli occhi senza l’ombra di un sorriso. Poi firmarono il patto di non aggressione che altro non era che un’ammissione della contrarieta’ alla pace da parte degli  uomini; soltanto  un modo un po’ piu’  stupido per ingentilire la guerra.

Mohammed Atta aveva le mani  sulla cloche e nelle sue orecchie risuonavano le preghiere di un lontano minareto. Abbasso’ lo sguardo sulla citta’ ignara che diventava sempre sempre piu’ grande. Grande, verticale, mastodontica…

Disegno di cliff1066™ tratto da www.flickr.com

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Gheddafi avrà un posto nel Governo italiano. Ministro per i giovani al posto della Meloni, che passa all’agricoltura.

Gheddafi terrà il primo Consiglio dei Ministri in Italia sulla sua barca

Muhammar Gheddafi al centro del prossimo rimpasto del Governo italiano. Secondo indiscrezioni il raìs starebbe per sbarcare a Lampedusa su un cabinato di 32 metri. Ora il Premier lo vuole vicino a sé al Consiglio dei Ministri. Gheddafi otterrebbe il passaporto italiano grazie ad un suo antenato di Bergamo Alta per la gioia di Umberto Bossi. Per il colonnello si prevede il Ministero dei Giovani; Gheddafi prenderebbe il posto di Giorgia Meloni , che è in predicato per l’agricoltura, un dicastero particolarmente alla frutta. Galan dall’agricoltura andrebbe alla cultura, mentre Bondi dai beni culturali si trasferirebbe ai beni religiosi. Ma sono solo speculazioni. Gheddafi ha promesso un mare di petrolio a Tremonti, ma è Alemanno che chiede tanto oro nero proprio per quel colore così significativo nella sua esistenza. Mentre Tripoli brucia Roma gela e l’arrivo del colonnello è atteso con particolare trepidazione. L’opposizione parla di golpe e invoca una rivoluzione dal basso anche se Brunetta sta con la maggioranza. Per Di Pietro “Gheddafi serve a Berlusconi per prendere cura del suo gineceo. Tanto vale parlare di Ministero delle Giovani”. Per Piero Fassino, dalla costituzione fisica sempre più esile, “si calpesta la Costituzione ogni giorno e con Gheddafi l’Italia entra ufficialmente fra i paesi del Medio Oriente”. Arriverà o non arriverà? Intanto il colonnello non dice più “resto qui fino alla morte”, ma cita inconsapevolmente il Garibaldi di “o Roma o morte”.

Ecco il memoriale di Lola Mirtillo: “Ore 10: from Olgettina with love”

Lola Mirtillo prende il sole nel giardino di Arcore

Spunta un nuovo oscuro personaggio nella vicenda dei festini di Arcore. Si chiama Lola Mirtillo e, come Lele Mora, avrebbe procacciato incontro ad Arcore per il Premier. Pubblichiamo una pagina del suo memoriale segreto.

Martedì 23 febbraio 2010: Ore 9: Dal letto chiamo Lele mangiando mele. Ore 9 e 30: faccio la doccia zufolando Apicella poi chiamo mia sorella. Ore 10: “From Olgettina with love” è il testo di un sms per Fede, che è fuori sede. Ore 11: salgo sulla mia Mercedes Pagoda che tutto il mondo goda. Ore 11 e 30: verso in banca 5000 della prima sera e non ricordo più com’era. Ore 12 e 15: al bar prendo una piadina e ho più fame di stamattina. Ore 13: in palestra faccio gli addominali che non sono tutti uguali. Ore 14 e 30: bevo una tisana e non ditemi che non sono sana. Ore 15 e 30: chiamo Tuby, Roemi, Sicol e Lara e la cosa non è chiara. Ore 16 e 30: guardo una telenovela e la storia è sempre quela. Ore 17 e 30: faccio l’idromassaggio a gennaio come a maggio. Ore 18 e 30: controllo il conto in banca e il contante non mi manca. Ore 19 e 30: cena a lume di candela e mi sento molto sola. Ore 21 e 30: mi precipito alla villa manco fossi la sora Camilla. Ore 22 e 30: discuto con Emilio e Lele che hanno sempre molto fiele. Ore 24: è arrivato il Presidente buon bunga bunga non mente.

Immagine di bartmaguire

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Le Fiabe di Tempografico – Capitolo VII – Le Danze Della Pioggia

danze della pioggia giodo panoramaC’era una volta una vecchia legge sull’ambiente. Tutti gli schieramenti politici consideravano la legge in ritardo rispetto ai cambiamenti climatici, cosi’ decisero di disegnare una vera e propria riforma per vincere la grande sfida della siccita’.

In Parlamento furono organizzate numerose audizioni e un bel giorno qualcuno ebbe la brillante idea di chiamare a riferire dei vecchi indiani metropolitani per saperne di piu’ sulle danze della pioggia. Questi per l’appunto non erano indiani d’America ma simil-indiani residenti nelle case occupate in periferia. A loro la pioggia faceva solo paura poiche’ con le precipitazioni le mura dei loro sordidi appartamenti si infiltravano d’acqua.

Alla Camera furono allora chiamati dei veri indiani Sioux e Navajos, con tanto di seguito di graziose Squaw e purosangue. Loro avrebbero indicato la strada per far piovere ai parlamentari visi pallidi e squallidi.

danze della pioggia giodo indiani metropolitani

Rimasero un mese e piu’ a spese dei cittadini e quel mese coincise con una ripresa intensa delle pioggie. Poi venne la neve , gli aeroporti furono chiusi e gli indiani, per passare il tempo, fumarono il calumeth della pace con i nostri onorevoli, che erano ben contenti di aver scavallato il problema siccita’ grazie ad un oscuro rituale.

Finalmente torno’ il sereno e la delegazione di pellerossa fu accompagnata in aeroporto dal Presidente del Senato in persona, da loro soprannominato Scalpo Supremo.

Si torno’ a discutere della legge alle soglie della primavera. Le norme prevedevano corsi di formazione regionali per insegnare agli operatori ecologici le danze della pioggia. Ma anche su questo il Parlamento era diviso. Mentre il centrosinistra propendeva per il metodo Sioux, la Destra aveva adottato la danza dei Navajos.
Cosi’ nelle commissioni competenti ciascuno scimmiottava a modo suo i pellerossa in versioni edulcorate dalla tarantella o nobilitate da passi di valzer. Il fatto era che non pioveva piu’ e nemmeno gli antropologi che studiavano gli indiani nativi potevano essere d’aiuto.

Cosi’ furono richiamati i pellerossa per essere ripresi dalle telecamere nella precisa sequenza del rito. Si doveva decidere qual era la danza che avrebbe garantito piu’ acqua; quella e solo quella sarebbe stata adottata nei protocolli previsti dalla legge. I Sioux e i Navajos si esibirono a ripetizione in un numero infinito di varianti. Il dibattito ando’ avanti per giorni e giorni, mentre fuori aveva ricominciato a piovere a dirotto.

danze della pioggia giodo  fumando calumet
Le danze della pioggia furono oggetto di una nuova stagione ideologica. Secondo la Destra quelle dei Sioux erano comuniste perche’ loro avevano sterminato il generale Custer e le sue truppe a Little Big Horn. Il centrosinistra invece tuonava contro i Navajos, che a loro parere erano in combutta con i peggiori speculatori di Wall Street. Intanto nel Paese non smetteva di piovere; l’effetto domino delle danze riversava le sue masse d’acqua nelle grandi metropoli, nelle campagne e perfino sui passi montani invalicabili. L’innalzamento delle acque marine provoco’ alluvioni, frane, smottamenti ed un numero imprecisato di tsunami; la discussione in Parlamento fu allora interrotta.

I capi di Sioux e Navajos furono nominati senatori a vita; fu l’unico modo di fermarli perche’ non smettevano piu’ di volteggiare fra un trionfo di piume e lanci di Tomahawk. Qualcuno allora invoco’ il Mose’ biblico, ma non ci fu traccia di segni divini. Il Paese allora si rimbocco’ le maniche e tutti gli uomini di buona volonta’ che, malgrado i politici, non erano pochi, procedettero alla lenta e faticosa ricostruzione.

danze della pioggia giodo temporali

Barbareschi scrive la lettera d’addio a Futuro e Libertà. “Così è se vi pare”

Futuri esponenti di Futuro e Libertà

Riceviamo e pubblichiamo la lettera d’addio al partito Futuro e Libertà inviata dall’attore Luca Barbareschi a Gianfranco Fini.

Caro Gianfranco, siamo al finale di partita o forse di partito. E’ stato fatto molto rumore per nulla, ma non sarò avaro di parole nel dirti che ero stanco di questa commedia degli equivoci. Tu sei un borghese gentiluomo, ma io mi sono sentito tradito peggio di Otello. E non faccio il Tartufo o peggio il furbo alla Scapino, tanto per intenderci. Penso che più che quattro gatti siete sei personaggi in cerca d’autore.

Io lascio questo partito e così è se vi pare. Lo so che voi state aspettando, ma non sarò certo io a fare la parte di Godot. Non provare a darmi appuntamento alla bottega del caffè perché io proprio non me lo bevo. Siete ormai solo vecchi rinoceronti e non c’è proprio storia. Con voi mi sono sentito protagonista si, ma del teatro dell’assurdo, che mi piace fino ad un certo punto.

Il Presidente del Consiglio mi ha invitato a casa sua ad Arcore e per voi è stata la cena delle beffe. Tu pensavi di essere un volpone ma la tua è una maschera nuda e non mi importa se questa è la dodicesima notte che non dormi. Mi appresto a portare in teatro un lavoro di Pinter: Tradimenti. E’ tutto chiaro? Non ti nascondo che il Cavaliere è il mio Principe di Homburg e come lui merita la grazia, non soltanto la mia. Tu sei in una tempesta senza fine, mentre il re si diverte. Ti saluto dalle nuvole. Luca

De Niro al Festival di Sanremo: “Cambiare Canalis”. E Clooney lo stende

De Niro non si è scatenato a Sanremo

Robert De Niro è perplesso sul Festival di Sanremo. Non ha gradito l’intervista con Gianni Morandi ed Elisabetta Canalis e si sarebbe lasciato scappare in diretta un’espressione sibillina: “cambiare Canalis”. L’emorragia di consenso del festival è stata immediata;  il 70% degli spettatori ha subito cambiato canale e non è più tornato più su RAIUNO. Masi ha detto che tratterrà il cachet del divo americano per il danno procurato. Sulla riviera è poi arrivato in incognito George Clooney, che ha avvicinato De Niro e lo ha colpito con uppercut fulminante alla “Toro Scatenato” candidandosi per il remake del film sul pugile Jake La Motta. De Niro si è scusato e ha dichiarato: “come la Canalis non sa l’inglese io non so l’italiano. Se ho detto qualcosa di sbagliato è per tracotanza”. Morandi vuole tenere tutti uniti e, riferendosi a De Niro,  ha parlato proprio di Stati Uniti spiegando che la Canalis non ha studiato in Virginia e come lui si sia trovato spiazzato rispetto alla “freddezza di Bob”. Intanto la gara prosegue con Vecchioni, di nome e di fatto, favorito per la vittoria finale.

Poster di Luis Fernandoreis tratto da www.flickr.com

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Il Premier parla alla Camera. E’ il discorso del che. E applaude solo la Santanché

Fuori da Montecitorio la folla attende il discorso del cheIl Premier riferisce alla Camera sul caso Ruby. Camera oggi gremita da persone infatuate dal gossip. Per la prima volta infatti tutti i 63o parlamentari sono stipati come bestie nei banchi e i commessi sudano sette camicie per tenerli a bada.  Non c’è voto di fiducia, non è in discussione la tenuta del Governo, ma loro sono tutti là. E tutti hanno visto “Il discorso del Re”, il film sul balbuziente Giorgio VI alle prese con un Cagliostro della logopedia. Ma il Presidente del Consiglio non stenta; lui è sempre attento alla comunicazione e ben pettinato. Il suo è proprio “il discorso del che” ovvero che fare? Che dire? Che programmare? Che difendere? “E pensare che Che era un comunista” ha detto il Premier. L’unico applauso convinto è venuto dalla Santanché, che ha molto apprezzato il discorso del che “perché pone i quesiti giusti per il Paese”. Le opposizioni hanno dal canto loro replicato in modo netto dicendo all’unisono: che orrore! Il discorso del che è rimbalzato sui siti internet di tutto il mondo e su di esso il Presidente Obama ha subito esclamato: “What?”. E improvvisamente, nei pollai di tutto il mondo le galline hanno cominciato a fare coccoché.  Il nostro capo del Governo riesce sempre a stupire checché ne dicano i suoi detrattori. Siamo sicuri infatti che su questo discorso, magari fra 60 anni, si girerà un film, e quel film sarà candidato all’Oscar senza che sia niente di che.