Si disputeranno in Italia i Mondiali di Ping Pong. Battuta la Cina. Il Ministro Brambilla: “Siamo in palla”

L'Italia è schiacciata dalla ping pong mania

L’Italia ce l’ha fatta. Il traguardo è importante: i mondiali di Ping Pong si disputeranno in Lombardia, fra Arcore, Castellanza e Casalpusterlengo. Il Ministro Brambilla lo sottolinea: “abbiamo battuto i cinesi. Il Paese è in palla. Sono orgogliosa di questo traguardo”. Del resto è con il ping pong continuo delle Riforme fra Governo e Parlamento che abbiamo convinto il resto del mondo di rappresentare il Paese ideale per questa competizione. Per Bersani “il ping pong è ormai nella testa degli italiani e, in questo senso, siamo ormai tutti cinesi”. “Francamente mi rimbalza” ha detto caustico il leader dell’IDV Antonio Di Pietro, “il Paese non è in palla ma vive con la palla al piede di Berlusconi”. I cinesi, che volevano ospitare la manifestazione a Nanchino, faranno ricorso presso la Federazione Internazionale. Secondo il Ministro dello Sport “gli italiani possono al massimo aspirare ai mondiali di bocce; il ping pong è nel DNA della loro politica ma non del loro popolo”. Per la decisione finale si prevede un ping pong fra la Federazione e il Comitato Olimpico. Chi vincerà?

Ecco la poesia su tempografico scritta da Tremonti per il compleanno. Grazie signor Ministro

Riceviamo e pubblichiamo l’augurio in versi rivolto a tempografico dal nostro Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, nella segreta speranza che la sua economia sia la nostra prodigalità, poiché siamo convinti che, in fondo, si possan trarre molti benefici dall’eccesso.

 

Tempografico fa un anno

E sono ancora Ministro

Io non ho subito danno

Ma il Paese è un pò sinistro

Oggi rido su Brunetta

E sbeffeggio il Cavaliere

Ma non so come si metta

Mezzo vuoto ora è il bicchiere

Ché l’Italia forse è in crisi

E’ invenzione dei giornali

Di bugiardi siamo intrisi

E non mancano poi i mali

Ma io son Giulio Tremonti

E conosco la materia

Non ci sono proprio sconti

E non manca la miseria

Della satira ho bisogno

E su base quotidiana

Tempografico è il mio sogno

Del bilancio è toccasana

Esso è fatto di parole

Mentre ai numeri io penso

Le parole non son sole

Ci riportano all’immenso

Mentre il numero è infinito

Si nasconde in ogni dove

Se fa parte poi del mito

Fa bilancio, non ci piove

Tempografico ci onori

Non ci induca in tentazione

Mai non dorma sugli allori

Ma raccolga la tenzone

Le Fiabe di tempografico. Capitolo II – Il Presidente delle barzellette

Il Presidente delle barzellette

C’era una volta un Presidente. Era uno di quei Presidenti duri a morire, di quelli che il consenso lo guadagnano giorno dopo giorno, parlando in televisione di grandi progetti, ideali irraggiungibili che fanno sognare la gente comune, quella che invece tira a campare con pochi danari. Il Presidente amava ridere e, pensando di attirare l’attenzione sempre su di sé, raccontava barzellette in ogni dove. Le narrava con trasporto, con espressione convincente, anche se non capiva se gli astanti facevano finta di ridere perché lui era il Presidente. Andava all’estero e si sforzava di tradurre le sue storielle in lingue esotiche. Non capiva che quelle stesse storie avrebbero offeso un emiro, un comandante sudamericano o un Mandarino. Proprio non ci faceva caso perché pensava che il suo Paese fosse davvero il centro dell’universo e Lui, il Presidente, l’uomo che avrebbe fatto la storia, quella con la S maiuscola. Un bel giorno, nel corso di un vertice fra Presidenti grandi più di lui, incontrò lo sguardo di una sua pari grado, una donna bellissima di un paese lontano da cui il suo importava tutta l’energia per mandare avanti la baracca. Il Presidente fece una battuta infelice e la sua pari grado lo guardò torva, offesa dall’audacia del collega che mai e poi mai avrebbe immaginato la sua fine incombente. Tornato a casa il Presidente apprese che quel Paese avrebbe tagliato le forniture energetiche; il tutto in pieno inverno, dinanzi a quel sole pallido che timidamente fendeva le nuvole. E il buio fu più buio e fiat lux era ormai solo una preghiera nei luoghi di culto. Il Paese fu presto in ginocchio e questo non era più uno scherzo. Ma il Presidente, rimasto a bivaccare nel palazzo in una stanza completamente buia, così si rivolse ai suoi collaboratori: “Da oggi giocheremo solo a mosca cieca”.

Polverini vieta Facebook ai dipendenti. Crollano i fan e lei ricorre ai ripari con un nuovo social network: l’Antro de’ Noantri

Ecco le foto segnaletiche dei dipendenti della Regione Lazio che vanno su facebook

Renata Polverini non ha classe ma fantasia si. I dipendenti della Regione passano ore sui facebook? E lei prende provvedimenti. “Basta internet e via libera ad un intranet tutto fatto in casa” ha detto il Presidente della Regione Lazio. “Facebook non mi piace;  è solo un covo di sovversivi”. E in poche ore  per la Polverini si consuma su fb una delle più vistose emorragie  di fan che il Web ricordi. Ma Renata sa come rispondere alle crisi. “Mi sono inventata un nuovo social network per i romani e i laziali. Con l’Antro de’ Noantri salveremo le nostre tradizioni sentendoci finalmente a casa nostra. Il sito sarà in romanesco, ciociaro e viterbese, e conterrà le ricette dei nostri principali piatti, dalla pajata alla coda alla vaccinara”. Per la Polverini “è ora di finirla con questi siti americani che formattano la nostra esistenza unica e piena di ideali patriottici”. Anche lei un giorno faceva parte della destra sociale, che ha poi saputo trasformare nella destra ciociaria grazie al Subiaco Ciociar Forum. L’Antro de’ Noantri piace molto anche ad Alemanno che ci ha già messo le foto del plastico del Gran Premio di Roma. “L’ho fatto alla faccia di quella faccia di bronzo di Bossi. Il Gran Premio torna qui, nell’Impero” .

Immagine tratta da www.flickr.com

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Diventa mamma a 54 anni e l’embrione era congelato da 20. Va in tilt l’anagrafe

Ecco un papà nonno. Provate ora ad immaginare la mamma

A Lucca una donna di 54 anni, a cui era stato impiantato un embrione congelato da più di 20 anni, ha dato alla luce un figlio. Il piccolo è stato chiamato Bo Frost e qualcuno ha detto che avrebbe già i capelli bianchi. Un fatto sensazionale, che ha scomodato il Presidente Napolitano e convinto la sua dolce Clio a riprendere in considerazione una gravidanza in nome dei Fratelli d’Italia. Ma all’anagrafe di Lucca non ci hanno capito più nulla e la registrazione di Bo Frost è stata, ironia della sorte, congelata dal pubblico ufficiale. Per Berlusconi “le mamme nonne sono più mamme che nonne; perché la Bindi non ci pensa anche lei? Così non la chiameremo più nonna Papera”. Ma Gian Franco Fini gela il Premier: “Lui è contro la fecondazione eterologa, ma vuole avere solo rapporti con le mogli degli altri. Ma Elisabetta non sarà mai sua; me lo ha detto Gaucci”. Per Di Pietro “l’Italia ha bisogno di nuove generazioni e non ha importanza se i bambini nascono nei reparti di geriatria, vista la gerontocrazia che sta al Governo”.

Nessuno parla più di conti pubblici. Questo non è nobile e presto ci sarà una resa dei conti

Fare nuovamente di conto perché i conti contano ma non tornanoI conti pubblici non interessano molto gli italiani. Eppur si muovono, strisciano, permeano l’azione di Governo e la nostra economia; creano sacche di disoccupazione, malessere sociale, rivendicazioni in ogni dove. Il vero problema è che i conti non sono davvero pubblici, pochi ne conoscono la reale entità e dubitano loro stessi della correttezza dei dati. E’ stata dunque scelta la linea dell’incomunicabilità dei conti pubblici nel duplice senso del non comunicarli e non comprenderli. Ma quanto conta capire il dato sui conti pubblici? Noi di tempografico pensiamo che conti tanto. E pensiamo anche che non è nobile nasconderli dato che la realtà prima o poi chiederà il conto, come facciamo tutti quando andiamo al ristorante; anche se presto cesseremo di andarci perché i conti non ci torneranno più. E così ricominceremo a contare, come da piccoli, un numero dopo l’altro, impadronendoci nuovamente del fare di conto come di uno strumento di conoscenza e libertà. E poi ridiventeremo incontinenti, parlando di miliardi come di bruscolini, fusaglie e olive, tentando di raggiungere quel numero lontano e impossibile, quel conto che è pubblico ma al tempo stesso ignoto e misterioso. Quel conto di tutti i conti che per davvero non fa sconti.

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Parla Marrazzo: “Fra Berlusconi e Fini c’e’ una love affair e la lite serve solo a depistare”

Roma: no al Gran Premio si al Gay PridePiero Marrazzo fa outing e gossip. “Sono stato fatto fuori da Silvio; e’ evidente. Ora esco dal PD e faccio il transfugo nell’Italia degli Afrori” ha dichiarato l’ex Presidente della Regione Lazio, coinvolto quest’anno in uno scandalo transessuale che ne ha provocato le dimissioni. Poi si toglie anche un macigno dalla scarpa. “E’ evidente che Fini e Berlusconi sono innamorati. Chi disprezza compra ed e’ proprio inutile nascondersi dietro il dito medio di Bossi”. Per Marrazzo la lite fra Fini e Berlusconi serve solo a depistare possibili indagini. “Consiglio ai due statisti di fondare un triumvirato con Nichi Vendola. Che Roma diventi finalmente capitale mondiale del Gay Pride e non sede di un banalissimo Gran Premio di Formula 1.”. A Palazzo Chigi intanto qualcuno mugugna. Sembra che Gianni Letta non fosse minimamente al corrente della faccenda. “Per forza”, ha rivelato il sottosegretario Bonaiuti, “anche lui e’ segretamente innamorato di Silvio”. Chissa’ se adesso l’Italia seguira’ la Spagna sulla strada del matrimonio gay. All’orizzonte si profila dunque un nuovo conflitto di interessi.

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Il Vaticano contro il Nobel per la fecondazione assistita. Un portavoce anonimo: “Con meno bambini ci sono meno tentazioni”

Ecco l'immagine che il Papa non vorrebbe mai vedere
Ecco l'immagine che il Papa non vorrebbe mai vedere

Che il Vaticano sia contro la fecondazione assistita è un fatto di non agevole comprensione. Ma che addirittura si scagliasse contro la scelta di conferire il premio Nobel al ricercatore inglese Robert Edwards, a capo dell’equipe di scienziati che nel 1978  fece nascere la prima bambina grazie alle tecniche di fecondazione assistita, è a dir poco paradossale. Tuttavia la Santa Sede non parla mai a vanvera. Un portavoce anonimo ha confessato a tempografico: “La Chiesa si sbraccia tanto sulla politica demografica; la realtà è che siamo i primi a volere meno bambini. Perché? Perché con meno bambini ci sono meno tentazioni. Per la legge dei grandi numeri si riducono così quelle situazioni antipatiche che, negli ultimi anni, sono finite sotto i riflettori”.  Rosi Bindi, la pasionaria cattolica del PD ha dichiarato: “Con la fecondazione assistita assistiamo quotidianamente a nascite di bambini che poi hanno bisogno di assistenza, anche psichiatrica”. Per Bersani invece “il miglioramento genetico conferirà al popolo del PD un aspetto più bello e più sano. Pensate a un PD senza Rosi Bindi o a un Bersani dalla chioma fluente”. E il premier  Berlusconi non è mancato all’appello: “Il PDL è un partito fecondo, mentre il PD rimarrà sterile anche con la spremitura di tutti gli ormoni di questo mondo”.

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