
Richiesta di rinvio a giudizio per Emilio Fede. La causa sarebbe l’induzione alla prostituzione, ma le deduzioni sarebbero ben altre. Il giornalista è tranquillo: “Mi aspetto la solita gogna mediatica, ma ho fede che i colleghi saranno benevoli”. E il rinvio a giudizio di Fede fa mormorare al complotto in Vaticano. Qualcuno agita lo spettro che, dopo la cerimonia di beatificazione di Wojtyla, si potrebbe attaccare la fede proprio attraverso Fede. “La sua fede è in Berlusconi” ha detto il Sottosegretario Tarcisio Bertone, “ma non mi sorprenderebbe che, attaccando Fede per la sua fede, si voglia anche rinnovare la persecuzione contro i cattolici. Questo processo a Fede contiene in sé un eccesso di laicità”. “Non c’entra in verità un fico secco qui la fede”, ha replicato Di Pietro; “non è perché se oggi mi chiamo Mosé che sono proprietario delle tavole della legge; va beh che mi chiamo Antonio e Sant’Antonio ci faccia la grazia di non rivedere mai più Fede su questi schermi”. Siamo dunque nel guado di una disputa meramente terminologica ma mica poi tanto. Sembra che Fede vada in chiesa tutte le domeniche e che sgrani il rosario ogni due per tre. C’è dunque chi vuole organizzare una comunione collettiva davanti al Palazzo di Giustizia di Milano. Dal canto suo, Berlusconi produrrà un film agiografico sul giornalista: si intitolerà “Pane, Fede e fantasie” e sarà diretto dal polacco Andrej Wajda, uno dei registi culto di Wojtyla. Per Berlusconi “Fede è più di un Santo e non solo per la devozione a me, che resta l’autentico miracolo della sua vita”. Il tentativo è astuto: Berlusconi cerca una sponda in Polonia per riformare il processo di beatificazione e includervi Emilio Fede. “Io Santo prima, lui subito e poi non parliamone proprio più”.
