Pisapia diventa Pisapio per ottenere i voti della Chiesa. Ma il discorso della montagna non vale in Pianura Padana

L'ultima cena secondo Pisapio

Dopo le accuse di terrorismo Giuliano Pisapia corre ai ripari. E’ vero che la Moratti ha detto una bugia, ma è innegabile che i trascorsi dell’avvocato milanese siano tutto meno che quelli di un chierichetto. E così ecco il colpo di scena: da stamane all’anagrafe Pisapia si chiama Pisapio. L’intento è di sicuro quello di attrarre il voto cattolico e moderato. Il buon Giuliano è stato già visto nei pressi di Santa Maria delle Grazie dove, guarda caso, servirà la sua ultima cena prima del voto, con buona pace di Leonardo. Ma le genuflessioni non sono il pezzo forte di Pisapio, che lamenta un’infiammazione al crociato, dopo una partita di calcetto giocata contro il giudice Spataro. E così Pisapio sgrana il rosario, oltre agli occhi, tentando di convincere gli “amici” di Comunione e Liberazione a scrivere il suo nome nel segreto dell’urna che, per i cattolici osservanti, assolve ormai una funzione meta-confessionale. In queste ore Pisapio sta rileggendo il Nuovo Testamento e, in particolare, il discorso della montagna dal Vangelo secondo Matteo.  Ma si accorgerà che è molto difficile portare il discorso della montagna sulla pianura padana e muoverà direttamente all’Apocalisse sperando che le sette trombe suonino l’ora della Moratti. Poi arriverà il silenzio e il voto di domenica, pieno di incognite. Che Dio gliela mandi buona.