Maroni a Berlusconi: “Passare dal Governo del fare al Governo del mare”

Ecco l'ultima diavoleria gonfiabile giunta nel porto di Pantelleria

Bobo Maroni non è solo il nostro Ministro dell’Interno. E’ un leghista della prima ora, un uomo che ha vissuto sulla propria pelle le immense pianure di mais, nebbia e prosciutto crudo. Lui, padano fulgido e cosciente del propria razza, non ne vuole sapere di essere confuso con il feroce Saladino, con tutta quell’Italia del sottosviluppo e dell’economia sommersa che fa del lassismo e delle maglie larghe il credo della propria misera esistenza. E di questa storia degli sbarchi di migranti ne ha piene le tasche, pur nel suo orgoglio confessionale vetero-cattolico che fa della tolleranza un’arma talmente potente da aver costretto la Chiesa, dopo secoli di traversie, a rinunciare alle Crociate. Ed è successo anche a lui: ha preso carta e penna e scritto al Premier una lettera breve, brevissima, proprio perché conosce la scarsa capacità di concentrazione dei despoti, di quelle persone che a malapena sanno ascoltare i propri più devoti e sciocchi accoliti. “Caro Silvio” dice nella lettera il Ministro dell’Interno; “so che nella vita hai fatto tanto e che cotanto fare ti ha portato a definire il nostro Governo come quello del fare ma non pensi che, con tutti questi barconi che assaltano la nostra costa, non dovremmo passare al Governo del mare? Voglio perfino venire incontro ai partenopei e riconoscere che questo è il Paese del mare. Sono pronto a rinunciare al pastone dei nostri maiali purché questo mare nostrum sia davvero tale e che in quanto tale si possa e debba governare”. Non si è fatta attendere la risposta del Premier, che ha dettato al fido Bonaiuti un’altrettanto breve e chiarissima missiva: “Bobo, sono già in un mare di guai; non rompere le palle anche tu o ti scateno contro il Pool di Milano. Hai capito? Grazie. Tuo Silvio”.

Berlusconi e la villa a Lampedusa. “Non la compro perché è costruita sul suolo pubblico”. Dunque è già sua

Sulla villa di Lampedusa un nuovo psicodramma governativo

Silvio Berlusconi non compra la villa di Lampedusa. I tecnici del demanio gli hanno spiegato che è costruita sul suolo pubblico. In pratica la villa è già dello Stato. E, ammettendo che lo Stato sia del Premier, la villa sarebbe già di sua proprietà; inutile quindi spenderci dei soldi. Di Pietro si è prenotato per una vacanza: “Se la villa è di tutti voglio passarci un pò di tempo per poter parlare con i lampedusani, anche se entrambi avremo bisogno di ottimi  intepreti”. La villa sarà verosimilmente rimessa a nuovo e diventerà la residenza estiva del Presidente del Senato Schifani, siciliano di nascita, che ha il pallino per la pesca subacquea. Berlusconi intende confinarlo a Lampedusa per dirigere il flusso di immigrati. “Anche lui ha avuto i suoi problemi quando è arrivato a Roma. Ora gli tocca rivivere quest’esperienza dall’altro lato della barricata”. Ma i Lampedusani non vogliono Schifani. Tifano tutti per la Carfagna: “Mara rilancerà l’immagine dell’isola e di ogni suo uomo, che è a sua volta un’isola” avrebbe detto Andrea Camilleri, parafrasando il sommo bardo John Donne.  Il Ministro Maroni dal canto suo ha dichiarato: “L’Italia ha bisogno di un nuovo Risorgimento.  Un tempo vendemmo Nizza alla Francia in cambio di un aiuto  contro gli austriaci. Perché allora non vendere Lampedusa alla Libia così da dirottare i migranti su Malta?”. L’idea balzana poteva venire solo ad un leghista che, si sa, non prende voti in Sicilia. Cosa avrebbe detto se si fosse trattato di Courmayeur o di Livigno? Lo sa solo Umberto Bossi, che quest’anno ha suggerito al figlio di andare in vacanza sulla striscia di Gaza perché, secondo il Senatur, “dobbiamo andare avanti come dei kamikaze e, in questa prospettiva, abbiamo molto da imparare da Hamas”.

Immigrazione: visto a vista per i Libici. Chi s’è visto c’ha il visto

L’Italia e’ generosa si sa, e lo e’ fuor dell’uso soprattutto a Lampedusa. Le idee non mancano ai nostri governanti, lampi che tolgono disumanita’ ai raccapriccianti propositi dell’accoppiata Borghezio/Marine Le Pen. Ne valeva la pena di sentire qualche astruso Ministro proporre il visto a vista. I libici che sbarcano a Lampedusa non hanno documenti; si ignora perfino se son libici o valacchi ma non importa. Cio che conta e’ che chi s’e’ visto c’ha il visto. Perche’ il visto italiano e’ proprio quello dei visionari. Come potrebbe essere altrimenti nel Paese che ha dato i natali a Leonardo e a Piero della Francesca, pittori purtroppo ignoti a Gheddafi? Ma chi l’ha visto questo visto a vista? Nessuno. Non c’e’ ne’ timbro ne’ marca da bollo, ma e’ sufficiente l’occhiolino del poliziotto di turno oltre a una sua solenne esclamazione: “T’ho visto”. I libici non capiscono un granche’ perche’ non vivono nel mondo delle fiabe, ma vedere in faccia quelli che gli danno il visto sara’ loro sufficiente per sentirsi a casa? Hasta lo visto.

Proposta schock del Governo per Lampedusa. Berlusconi: “Diventi americana e si chiami LampedUSA”.

E' già pronto lo spot per il passaggio di LampedUSA agli americani

Il futuro di Lampedusa è incerto; gli abitanti sono imbufaliti dai continui arrivi di immigrati e l’isola è oggettivamente al collasso. Oggi il Premier sarà sull’avamposto siculo per fornire messaggi rassicuranti agli abitanti, proiettandosi, come sempre, in una prossima campagna elettorale. Ma dallo staff del Presidente del Consiglio emergono dettagli inquietanti sulle reali intenzioni del Cavaliere. Sembra infatti che Berlusconi proporrà un passaggio di Lampedusa sotto la giurisdizione americana. L’isola si chiamerà LampedUSA e sarà un protettorato di interesse ambientale. Sembra che Michelle Obama intenda iniziare, assieme ai pescatori locali, un’attività di coltivazione di cozze e vongole rigorosamente biologiche. Verrà anche creata una società che sarà quotata in borsa. Il Premier sarebbe assolutamente entusiasta dell’idea e, in questa prospettiva, avrebbe dichiarato: “Ho il mito dei mitili”. Secondo altre indiscrezioni Berlusconi rinuncerebbe alla sovranità su Lampedusa proprio perché solo gli americani sarebbero in grado di arginare l’emigrazione verso l’Italia. Boniauti ha dichiarato: “Loro li chiamano illegal aliens, un’espressione che tradisce intenzioni molto chiare”. Anche la Lega avrebbe dato il suo assenso al passaggio di Lampedusa agli Stati Uniti. Umberto Bossi, che è in vacanza a Legnano, avrebbe dichiarato: “Ci penseranno gli americani a legnare gli immigrati libici e, perché no, anche quelli tunisini”. Sull’isola l’arrivo degli americani suscita molte speranze e curiosità.  Il Sindaco ha detto che offrirà ai cittadini corsi di inglese gratuiti, mentre sui pescherecci già si cantano le canzoni di Michael Jackson e Madonna. Quest’ultima invece viene spesso insultata anche da chi non è per nulla d’accordo, ma non siamo sicuri si tratti della cantante.

Immagine di Jordan Larrigan

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Haiku inediti fra Berlusconi e Gheddafi. “Tu sei il rais e io penso al sess”

Gheddafi: "Col mio dromedario vado alla D'Addario"

Tempografico viene in possesso di haiku indediti scambiati fra Silvio Berlusconi e Gheddafi e pubblica prontamente

Berlusconi

Muhammar vai al mar

laggiù non restar

di guai sei in un mar

Gheddafi

Tu e Vladimir

prego interloquir

col nostro  Barack

Berlusconi

Obama è una frana

la moglie cafona

non so chi lo chiama

Gheddafi

Conosce la Mecca

L’ho visto in ginocchio

Michelle è il malocchio

Berlusconi

Soccombi a Bengasi

Non c’è più futuro

Ti mettono al muro

Gheddafi

Prepara la stanza

A Villa Certosa

E quella ragazza che odora di rosa

Berlusconi

Tu fai il rais

E io penso al sess

Domare lo stress

Gheddafi

Arrivo domani

Sul mio dromedario

Dov’è la D’Addario?

Immagine di  ffleiffel   http://www.flickr.com/photos/ffleifel/816416973/

Italia-Francia: guerra di latte e petrolio. Sarko e Berlusconi sono al bianco e nero

Sarko e Berlusconi sono come pinguini in bianco e nero

Italia contro Francia è una sfida appassionante. Ma chi avrebbe mai pensato che questa singolar tenzone potesse arrivare a coinvolgere due fluidi vitali quali il latte e il petrolio? Perché è vero: la Francia vuole prendersi Parmalat oltre al petrolio di Gheddafi, e l’Italia si difende con un catenaccio stile Mondiali 2006. E’ una sfida dunque all’insegna del bianco e nero ma con pochi toni di grigio. Chi non ricorda i film  di Renoir e Carné e dei nostri Rossellini e Visconti? Oggi viviamo nella Grande Illusione di seguire ancora La Regola del Gioco, ma ci muoviamo soltanto nel Porto delle Nebbie dentro Un alba tragica ed è una vera Ossessione malgrado la disputa  sia Bellissima per i nostri Paisà. E’ proprio una storia in bianco e nero quella fra due cugini transalpini, perché Berlusconi e Sarkozy sono due nani sulle spalle di giganti. Pensano di vedere molto lontano poiché il latte è sinonimo di vita, quella che loro amano al di sopra di tutto, mentre il petrolio simboleggia la ricchezza ed il potere, quell’oro nero che ti proietta nel futuro, oltre l’esistenza stessa, direttamente nella Storia. Ma la Storia, anche se torna indietro, non è in bianco nero bensì densa di colori saturi e il petrolio sporca, perché suscita spinte primordiali al caos e alla distruzione. E Sarko, consapevole di essere a un passo dal baratro, girerà un film in bianco e nero: Sarko e i suoi fratelli; proprio come Berlusconi, che ha chiesto ai suoi di mettergli a disposizione una troupe per girare una storia sulla sua vita spericolata: I 400 colpi in banca. Entrambi i film verranno presentati al Festival del Cinema Libero di Bengasi, colpi di mortaio permettendo

Le Fiabe di Tempografico – Capitolo IX – Il Presidente N

C’era una volta un politico molto potente e per alcuni ancor di piu’. Era Presidente del Consiglio, ma era gia” stato  Ministro, Vice Ministro, Onorevole e Senatore per non parlare del Cavalierato e della sua naturale commendevolezza. Era un uomo di una calma olimpica e di un distacco siderale, che camminava a Palazzo con passo felpato, osservando di sottecchi la gente al lavoro.

il presidente n giodo 2011
Il Presidente, un appellativo che si sarebbe portato fino alla tomba, aveva promosso n riforme, incontrato n capi di Stato, presenziato ncerimonie, presentato n disegni di legge, interrogazioni ed interpellanze. Era conosciuto da tutti come un lavoratore indefesso, con la mente sempre vigile e rivolta a qualcosa, un rovello continuo e persistente che produceva sorprendenti soluzioni ai problemi del Paese.

Ma, si sa, un cervello troppo funzionante puo’ fare anche brutti scherzi. A volte cio’ accade senza segnali precisi o preavviso di sorta;  quel che e’ piu’ grave pero’ e’ il fatto che le persone abituate a servire il grande uomo, di fronte anche al piu’ evidente degli inebetimenti, diventano ancora piu’ servili. E’ allora che la follia diventa contagiosa e che in un Paese puo’ succedere il finimondo.

Quella mattina il Presidente si risveglio’ dopo un sonno inquieto. Aggrottava ritmicamente la fronte e fra le pieghe si poteva intuire un turbine di pensieri in azione. Fino a qui nulla di nuovo. Ma quando il Presidente inizio’ a parlare, in quella gelida mattina d’inverno, si intui’ che aveva in mente qualcosa di veramente nuovo. Era l’ennesima volta e’ vero, ma un matematico in questa circostanza avrebbe parlato, e non soltanto per astrazione,  di n + 1.

 
Il Presidente convoco’ il Consiglio Supremo di Difesa. “Abbiamo gran bisogno della bomba N perche’ il mondo deve essere capovolto” aveva tuonato dal suo scranno rialzato. “La bomba N ci permettera’ di conservare le architetture e cosi’ un giorno il Partenone, Petra e Luxor saranno nostri”. I generali in generale sono abbastanza accondiscendenti con i politici. La pace poi era durata fin troppi anni e bisognava rimettersi al lavoro per non cadere in disgrazia. La bomba N avrebbe scatenato un conflitto totale e questo era in fondo quello che un buon militare avrebbe sempre desiderato.

 
Gli scienziati si misero al lavoro e il Presidente N, cosi’ lo rinominarono, chiedeva ogni mattina notizie al suo Capo di Stato Maggiore. I rumori di sciabole  intanto rimbalzavano negli altri paesi che non sarebbero stati a guardare. Una nazione annuncio’ che  avrebbe sviluppato la bomba S, un arma che  avrebbe tenuto in letargo uomini ed animali per 100 anni, proprio come nelle fiabe. Un altro invece,  aveva in programma la fabricazione della bomba Z, un ordigno che avrebbe trasportato la terra in un nuovo sistema solare, dove solo una parte della pianeta sarebbe sopravvissuto alla luce mentre l’altro sarebbe sprofondato nelle tenebre.

 
Una mattina il Presidente N si sveglio’ intontito, come in un sempiterno dormiveglia. Chiamo’ il Capo di Stato Maggiore, che si addormento’ al telefono. Richiamo’ a se’ la cameriera che svenne davanti a lui. Anche il suo gatto di li’ a poco crollo’ a terra privo di sensi. Il Presidente N combatte’ a lungo e fu l’ultimo del Suo paese ad addormentarsi. Oggi dorme ancora serenamente accanto al suo gatto. Al suo risveglio pero’ non sara’ piu’ Presidente.

Tempografico di sinistra? Noi soltanto come Flaiano ovvero estremisti di centro. Lettera aperta ai lettori

Tempografico si iscrive al Partito della Via Lattea

Tempografico di sinistra? Noi non ci stiamo. Non siamo iscritti a nessun partito se non a quello della Pizza, sana evoluzione del Movimento per la Pagnotta. Accusarci di esser parziali è parzialmente inesatto oltre che scremato. Eh già perché occorre scremare la nostra storia di amore e d’anarchia, che non  diventerà mai un film ma è che ben presente a chi ci legge dagli albori (non poi troppo inchiostro versato). Non abbiamo letto Marx ed Engels, e nemmeno Marcuse. Per noi l’Internazionale è una squadra di calcio più che una formazione socialista. Non sappiamo di quel tempo e non siamo classe operaia, ma forse classe media che tenta di fare le cose con classe, anche se poi non riesce. Ci dispiace che qualcuno su di noi veda rosso, preferiremmo che ci considerasse rosa o blu come Picasso, che tutto era meno che un gradasso. Con Flaiano noi ci definiamo estremisti di centro, unica via d’uscita possibile rispetto e deviazioni troppo evidenti destrorse o sinistrorse. Parafrasando Pascal, diciamo con orgoglio che la politica ha delle ragioni che la ragione non conosce. Altrimenti non ci sarebbe questa confusione nel mondo, che non è mai uscito dal caos checché ne dica qualche autorevole testo millenario. Ci piace pensare che la politica possa avere un pò di fantasia, rifugiarsi nel paradosso, scrollarsi di dosso quella pesantezza pseudo-esistenzialista che ci toglie il sorriso e rabbuia il viso. Se TG vi è inviso lasciate che vada alla sua rovina. Noi non ci sentiamo Basso Impero ma solo laboratorio di idee bislacche e, sempre citando Flaiano, saremmo orgogliosi se qualcuno un giorno, parlando di noi, dicesse apertamente: “Sono dei cretini con lampi di imbecillità”. Se oggi qualcuno ci vede a sinistra non fa nulla perché noi continueremo ad orientarci grazie al grande carro, preferendo le spaziose costellazioni alle anguste elucubrazioni.

Immagine di andypictures

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