
– Buona festa internazionale delle donne da tempografico
– grazie a Grillo per questa vignetta!
Le Fiabe di Tempografico, Capitolo VIII – L’Onorevole Culatello
Sono Onorevole di nome e di fatto
Prima facevo tutt’altro mestiere
Ma per favore non date di matto
Se io in passato facevo il droghiere.
Giunse un Partito con le idee chiare
Dissero avanti senza paura
Con il tuo appoggio avremo il potere
Abbi coraggio questa è un’avventura.
Dicevo addio a salami e prosciutti
Alla breasola alla mortadella
Con una lacrima salutai tutti
In mezzo al pianto di mia sorella.
Solcammo l’anima di questo Paese
In lungo e in largo giù fino al mare
Stringemmo milioni di mani tese
Visto che c’era molto da fare
Poi ci fu il giorno del Parlamento
Cantai l’inno a squarciagola
E poi compresi in un solo momento
Che non soltanto il vento vola
Mi nominarono Presidente
Di Commissione bicamerale
Ma non avevo molto mordente
C’era qualcosa di diseguale
E ricevetti molte pressioni
Di personaggi in doppiopetto
E per parlare proprio in soldoni
Mi proponevano storie di letto
Quelle ragazze erano avvenenti
Giovani già ci sapevano fare
Gli altri sembravano molto contenti
Io con tristezza li stavo a guardare
Quelle vendevan le proprie cosce
Come un salume ben stagionato
Ma erano solo ragazzine in fasce
Il loro sguardo era trasognato.
Io rifiutavo quelle profferte
E gli dicevo che per favore
Di andare in giro un pò più coperte
Ché tanti uomini non hanno cuore
Ingenuo presto fui ritenuto
Di moralismo intriso e retrivo
Così mi espulsero dal partito
Mi silurarono senza motivo
Dunque tornai all’antico mestiere
Ma ebbi la nausea del culatello
Per questo scelsi per nulla sapere
Di commerciare il caciocavallo
Resto al bancone per tutto il mese
Fra il Parmigiano e la mozzarella
Ma la fontina era ancora più bella
Sempre formaggio è il Bel Paese
La Laurea di Berlusconi: da Copiaset a Mediaset by Smog
Berlusconi aveva fotocopiato la tesi in una copisteria ante-litteram che si chiamava Copiaset. Da lì scopiazzò il nome di Mediaset, dopo aver messo dentro la sua tesi tre capitoli interi di “Yolanda la figlia del Corsaro Nero”, perché tanto poi non l’avrebbe letta nessuno. E andò realmente così. Al suo esame di laurea il relatore gli chiese di cantare una canzone di Trenet e il Presidente della Commissione si commosse al punto da farne le lodi. Da Copiaset a Mediaset con furore

Ecco le intercettazioni fra Berlusconi e Fini. Fra i due una love affair?

Tempografico riceve da fonte anonima, chissà quanto attendibile, il testo di un’intercettazione telefonica fra Berlusconi e Fini. I due non sono poi così nemici come sembrano vediamo perché.
B: “Gianfranco come stai?”
F: “Bene, sto registrando un video contro di te”
B: “Picchia duro mi raccomando, più tu picchi e più aumento i picchi di consenso”
F: “Però ricordati di me”
B: “Questa sera che non hai da fare. Era una bella canzone di Venditti”
F: “Preferisco ci vorrebbe un amico”
B: “Ma nessuno deve saperlo. Io infatti sto usando il telefono di Bondi”
F: “E Barbareschi perché l’hai messo al Gruppo Misto?”
B: “Non è né carne né pesce. Ultimo giro sulla ruota. Senti ma la casa di Montecarlo è libera?”
F: “Eccome. Ne hai bisogno?”
B: “Era per dare asilo politico alla Minetti”
F: “Ti faccio portare le chiavi da Urso”
B: “Preferirei che me le portasse Della Vedova”
F: “Mi fido più di La Morte”
B: “Io mi sto già toccando”
F: “E noi quando ci vediamo?”
B: “Alla Camera e mi raccomando fai come sempre: non essere super partes. Dobbiamo toglierci dalle scatole Giulio”
F: “Con lui non si lega giusto? Ma si potenzia la Lega”
B: “E’ insostenibile, ma non abbiamo trovato nulla sul suo conto. E poi si è occupato delle mie aziende e mi tiene per le palle”
F: “Un pò come tutte le tue donne”
B: “Si ma lui te lo lascio tutto”
F: “Ho Granata sull’altra linea. Che faccio lo rendo esplosivo?”
B: “Vai pure e io gli sguinzaglio La Russa”
F: “E pensare che quello non ha capito proprio nulla”
B: “Però ci crede. E’ quello il bello. Io però mi fido solo della Santanché”
F: “Si scatenala contro di me. Lo sai che vado pazzo per la sua aggressività”
B: “Ma non sei il suo tipo. Lei vorrebbe accalappiare tua moglie”
F: “Forse si può fare; ne parlo con mio cognato e ti faccio sapere”
Immagine tratta da www.flickr.com
Riforma della Giustizia nel PD: Ostruzione o O’Struzzone? by Smog
Il leader del PD Bersani è stato visto stamattina, assieme ad Enrico Letta, sulla spiaggia di Ostia in tenuta sportiva. I due però non facevano per nulla footing, come i comuni mortali lì presenti, ma provavano un nuovo tipo di insabbiatura che consiste nel porre solo la testa sotto la sabbia. Qualcuno ha subito ricollegato questa innaturale postura allo struzzo e, tentando di carpire notizie dallo staff dei due eminenti esponenti dell’opposizione, ha desunto che il PD si prepara proprio a passare dall’ostruzionismo allo struzzonismo, forse per non ricadere nel trasformismo di giolittiana memoria. Finito l’esercizio ginnico i due sono stati assistiti dai medici: si temevano infatti dolori da torcicollo e invece sono state riscontrate malinconie da obtorto collo. Nel pomeriggio gli onorevoli sono tornati alla chetichella alla Camera e, con sorpresa, hanno scoperto che il provvedimento sulla riforma della giustizia era stato da poco insabbiato. Chi semina sabbia…
Le microstorie fanno la Storia. Carlomagno non sapeva leggere

Carlomagno non era mai andato a scuola. Ricordava Carlo Martello e le sue spade affilate; mai una parola di suo nonno sulla poesia. Cosi’ fondo’ le scuole, ma non c’erano libri e nessuno ricorda piu’ come fossero fatti i banchi.
Henry Kissinger era a Roma quella notte e in un locale di Trastevere si era fatto servire un piatto di bombolotti alla romana. In ragione del pesante intingolo dormi’ inquieto, sognando inquisizioni e apocalissi. Il giorno dopo gli USA lanciavano uno degli ultimi disperati attacchi in Nord Vietnam.
Schubert gettò via la partitura. Non amava più la sua musica e si sentiva affaticato. Disse a se stesso di aver lasciato il lavoro a metà, ma che non ci avrebbe più rimesso le mani. Ma qualcuno ce le mise al suo posto e fu una fortuna.
Von Ribbentropp e Molotov si guardarono negli occhi senza l’ombra di un sorriso. Poi firmarono il patto di non aggressione che altro non era che un’ammissione della contrarieta’ alla pace da parte degli uomini; soltanto un modo un po’ piu’ stupido per ingentilire la guerra.
Mohammed Atta aveva le mani sulla cloche e nelle sue orecchie risuonavano le preghiere di un lontano minareto. Abbasso’ lo sguardo sulla citta’ ignara che diventava sempre sempre piu’ grande. Grande, verticale, mastodontica…
Disegno di cliff1066™ tratto da www.flickr.com
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Gheddafi avrà un posto nel Governo italiano. Ministro per i giovani al posto della Meloni, che passa all’agricoltura.

Muhammar Gheddafi al centro del prossimo rimpasto del Governo italiano. Secondo indiscrezioni il raìs starebbe per sbarcare a Lampedusa su un cabinato di 32 metri. Ora il Premier lo vuole vicino a sé al Consiglio dei Ministri. Gheddafi otterrebbe il passaporto italiano grazie ad un suo antenato di Bergamo Alta per la gioia di Umberto Bossi. Per il colonnello si prevede il Ministero dei Giovani; Gheddafi prenderebbe il posto di Giorgia Meloni , che è in predicato per l’agricoltura, un dicastero particolarmente alla frutta. Galan dall’agricoltura andrebbe alla cultura, mentre Bondi dai beni culturali si trasferirebbe ai beni religiosi. Ma sono solo speculazioni. Gheddafi ha promesso un mare di petrolio a Tremonti, ma è Alemanno che chiede tanto oro nero proprio per quel colore così significativo nella sua esistenza. Mentre Tripoli brucia Roma gela e l’arrivo del colonnello è atteso con particolare trepidazione. L’opposizione parla di golpe e invoca una rivoluzione dal basso anche se Brunetta sta con la maggioranza. Per Di Pietro “Gheddafi serve a Berlusconi per prendere cura del suo gineceo. Tanto vale parlare di Ministero delle Giovani”. Per Piero Fassino, dalla costituzione fisica sempre più esile, “si calpesta la Costituzione ogni giorno e con Gheddafi l’Italia entra ufficialmente fra i paesi del Medio Oriente”. Arriverà o non arriverà? Intanto il colonnello non dice più “resto qui fino alla morte”, ma cita inconsapevolmente il Garibaldi di “o Roma o morte”.
Ecco il memoriale di Lola Mirtillo: “Ore 10: from Olgettina with love”

Spunta un nuovo oscuro personaggio nella vicenda dei festini di Arcore. Si chiama Lola Mirtillo e, come Lele Mora, avrebbe procacciato incontro ad Arcore per il Premier. Pubblichiamo una pagina del suo memoriale segreto.
Martedì 23 febbraio 2010: Ore 9: Dal letto chiamo Lele mangiando mele. Ore 9 e 30: faccio la doccia zufolando Apicella poi chiamo mia sorella. Ore 10: “From Olgettina with love” è il testo di un sms per Fede, che è fuori sede. Ore 11: salgo sulla mia Mercedes Pagoda che tutto il mondo goda. Ore 11 e 30: verso in banca 5000 della prima sera e non ricordo più com’era. Ore 12 e 15: al bar prendo una piadina e ho più fame di stamattina. Ore 13: in palestra faccio gli addominali che non sono tutti uguali. Ore 14 e 30: bevo una tisana e non ditemi che non sono sana. Ore 15 e 30: chiamo Tuby, Roemi, Sicol e Lara e la cosa non è chiara. Ore 16 e 30: guardo una telenovela e la storia è sempre quela. Ore 17 e 30: faccio l’idromassaggio a gennaio come a maggio. Ore 18 e 30: controllo il conto in banca e il contante non mi manca. Ore 19 e 30: cena a lume di candela e mi sento molto sola. Ore 21 e 30: mi precipito alla villa manco fossi la sora Camilla. Ore 22 e 30: discuto con Emilio e Lele che hanno sempre molto fiele. Ore 24: è arrivato il Presidente buon bunga bunga non mente.
Immagine di bartmaguire
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Le Fiabe di Tempografico – Capitolo VII – Le Danze Della Pioggia
C’era una volta una vecchia legge sull’ambiente. Tutti gli schieramenti politici consideravano la legge in ritardo rispetto ai cambiamenti climatici, cosi’ decisero di disegnare una vera e propria riforma per vincere la grande sfida della siccita’.
In Parlamento furono organizzate numerose audizioni e un bel giorno qualcuno ebbe la brillante idea di chiamare a riferire dei vecchi indiani metropolitani per saperne di piu’ sulle danze della pioggia. Questi per l’appunto non erano indiani d’America ma simil-indiani residenti nelle case occupate in periferia. A loro la pioggia faceva solo paura poiche’ con le precipitazioni le mura dei loro sordidi appartamenti si infiltravano d’acqua.
Alla Camera furono allora chiamati dei veri indiani Sioux e Navajos, con tanto di seguito di graziose Squaw e purosangue. Loro avrebbero indicato la strada per far piovere ai parlamentari visi pallidi e squallidi.
Rimasero un mese e piu’ a spese dei cittadini e quel mese coincise con una ripresa intensa delle pioggie. Poi venne la neve , gli aeroporti furono chiusi e gli indiani, per passare il tempo, fumarono il calumeth della pace con i nostri onorevoli, che erano ben contenti di aver scavallato il problema siccita’ grazie ad un oscuro rituale.
Finalmente torno’ il sereno e la delegazione di pellerossa fu accompagnata in aeroporto dal Presidente del Senato in persona, da loro soprannominato Scalpo Supremo.
Si torno’ a discutere della legge alle soglie della primavera. Le norme prevedevano corsi di formazione regionali per insegnare agli operatori ecologici le danze della pioggia. Ma anche su questo il Parlamento era diviso. Mentre il centrosinistra propendeva per il metodo Sioux, la Destra aveva adottato la danza dei Navajos.
Cosi’ nelle commissioni competenti ciascuno scimmiottava a modo suo i pellerossa in versioni edulcorate dalla tarantella o nobilitate da passi di valzer. Il fatto era che non pioveva piu’ e nemmeno gli antropologi che studiavano gli indiani nativi potevano essere d’aiuto.
Cosi’ furono richiamati i pellerossa per essere ripresi dalle telecamere nella precisa sequenza del rito. Si doveva decidere qual era la danza che avrebbe garantito piu’ acqua; quella e solo quella sarebbe stata adottata nei protocolli previsti dalla legge. I Sioux e i Navajos si esibirono a ripetizione in un numero infinito di varianti. Il dibattito ando’ avanti per giorni e giorni, mentre fuori aveva ricominciato a piovere a dirotto.

Le danze della pioggia furono oggetto di una nuova stagione ideologica. Secondo la Destra quelle dei Sioux erano comuniste perche’ loro avevano sterminato il generale Custer e le sue truppe a Little Big Horn. Il centrosinistra invece tuonava contro i Navajos, che a loro parere erano in combutta con i peggiori speculatori di Wall Street. Intanto nel Paese non smetteva di piovere; l’effetto domino delle danze riversava le sue masse d’acqua nelle grandi metropoli, nelle campagne e perfino sui passi montani invalicabili. L’innalzamento delle acque marine provoco’ alluvioni, frane, smottamenti ed un numero imprecisato di tsunami; la discussione in Parlamento fu allora interrotta.
I capi di Sioux e Navajos furono nominati senatori a vita; fu l’unico modo di fermarli perche’ non smettevano piu’ di volteggiare fra un trionfo di piume e lanci di Tomahawk. Qualcuno allora invoco’ il Mose’ biblico, ma non ci fu traccia di segni divini. Il Paese allora si rimbocco’ le maniche e tutti gli uomini di buona volonta’ che, malgrado i politici, non erano pochi, procedettero alla lenta e faticosa ricostruzione.







