Il Premier parla alla Camera. E’ il discorso del che. E applaude solo la Santanché

Fuori da Montecitorio la folla attende il discorso del cheIl Premier riferisce alla Camera sul caso Ruby. Camera oggi gremita da persone infatuate dal gossip. Per la prima volta infatti tutti i 63o parlamentari sono stipati come bestie nei banchi e i commessi sudano sette camicie per tenerli a bada.  Non c’è voto di fiducia, non è in discussione la tenuta del Governo, ma loro sono tutti là. E tutti hanno visto “Il discorso del Re”, il film sul balbuziente Giorgio VI alle prese con un Cagliostro della logopedia. Ma il Presidente del Consiglio non stenta; lui è sempre attento alla comunicazione e ben pettinato. Il suo è proprio “il discorso del che” ovvero che fare? Che dire? Che programmare? Che difendere? “E pensare che Che era un comunista” ha detto il Premier. L’unico applauso convinto è venuto dalla Santanché, che ha molto apprezzato il discorso del che “perché pone i quesiti giusti per il Paese”. Le opposizioni hanno dal canto loro replicato in modo netto dicendo all’unisono: che orrore! Il discorso del che è rimbalzato sui siti internet di tutto il mondo e su di esso il Presidente Obama ha subito esclamato: “What?”. E improvvisamente, nei pollai di tutto il mondo le galline hanno cominciato a fare coccoché.  Il nostro capo del Governo riesce sempre a stupire checché ne dicano i suoi detrattori. Siamo sicuri infatti che su questo discorso, magari fra 60 anni, si girerà un film, e quel film sarà candidato all’Oscar senza che sia niente di che.

Lettera di un allevatore al Presidente del Consiglio. “Ricondurre le pecore all’ovile”

Tempografico pubblica una lettera di un allevatore ciociaro inviata stamane al Presidente del Consiglio.
Caro Presidente, mentre mungo spremo le meningi per dire il giusto ma da li’ da sempre esce poco. A scuola non ero bravo con le virgole, ma tu non sei bravo con i punti del Governo. Qui anche le bestie si incazzano e meno male che non votano. Dicono che le mucche, quando scorreggiano, incrementano il rilascio di caldo nell’atmosfera; voi al Governo pero’ fate peggio e il clima li da voi e’ diventato proprio da caldana. Io perdo su ogni singolo litro di latte e ho una figlia che non vuole l’azienda. Se ne fotte del latte e dei derivati. Tutti dicono che e’ una bella giumenta, cosi’ pensavo di mandartela su ad Arcore perche’ magari ti piace. Lei si chiama Concetta, e’ un po’ sempliciotta ma ti piacera’ e le vorrai bene affinche’ si scafi un po’ perche’ e’ cafona parecchio. E se ci scappa anche qualcosa per mandare avanti le mucche mandamelo subito, anche un anticipo. Poi per il Governo, se posso darti un consiglio, fai il buon pastore che riconduce le pecore all”ovile. Lo dice sempre il prete e io lo ripeto perche’ lui ha il Verbo giusto. Capisco che La Russa e’ un caprone e Calderoli un cinghiale, ma tu sei un cane e sai come trattarli. Per l’anticipo mandamelo contante che ho debiti in banca altrimenti poi quelli si pappano tutto, proprio come Lele Mora. Con Concetta ti mando un po’ del nostro pecorino ma non pensare a cose sporche; e’ tutto quello che ho. Grazie e forza Milan, anche se io sono laziale.

Napoli Milan. La sfida scudetto e’ anche sulle escort. Procure in fuorigioco

Le escort potrebbero dare un calcio al calcio e prendere il posto dell’appassionnate duello fra Napoli e Milan per il campionato. Il duello fra le procure dei due capolouoghi, finalizzato ad accaparrarsi l’inchiesta su sesso, droga e Apicella ha assunto i connotati di una disfida calcistica, con squadre corte, pressing alto e tattica del fuorigioco. In off side sono cosi’ finiti i seni e le cosce di diverse escort e i pm hanno estratto piu’ volte il cartellino giallo a luci rosse. Mentre alcune soubrettes si chiedono come si fa ad avere un fallo laterale non essendo il visconte dimezzato, le ragazze dell’Olgettina si salvano in corner grazie ad un prodigioso intervento di Nicole Minetti, che ha stoppato di petto un tiro mancino di piatto di Ilda Bocassini. E da Napoli una colata lavica si e’ riversata sull’inchiesta, con nuove ragazze pronte ad entrare in campo per disputare i supplementari e  giocarsi tutto ai rigori del freddo. Il risultato finale e’ uno 0 a 0 nudo e crudo, piu’ nudo che crudo perche’ la tavola ad Arcore e’ sempre imbandita e un piatto caldo non si nega a nessuno. Tutto questo proprio mentre le Procure vanno avanti, cercando di non rimanere in 10 uomini perche’ 10 ragazze per me io voglio dimenticare.

Napolitano fa il verso al Presidente del Consiglio. E ammette: “Sono comunista ma tu sei casinista”

Fratelli d'Italia temono nuove tasse federali

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano si è rivolto oggi ufficialmente al Presidente del Consiglio con una missiva in versi. E’ la prima volta che si assiste ad uno strappo istituzionale di questo tipo poiché mai e poi mai la poesia era entrata a far parte delle relazioni istituzionali. Con questo atto Napolitano ha voluto sottolineare la profonda irritualità dell’attuale momento politico, richiamando il Premier ad un contegno quanto mai più consono alle prerogative della nazione.

Tempografico pubblica il testo del messaggio dal Colle

Sono Giorgio che dal Colle

Tu ritieni decollato

E se il drago non è molle

Esso è già decapitato

Tu mi scambi per Giovanni

Quello un pò fuori di testa

E continui a fare danni

Porti le ragazze in festa

Ma stavolta te lo dico

Tu l’hai fatta proprio grossa

Non hai proprio tu capito

Che il decreto è nella fossa

Questo bel federalismo

Devi fare in Parlamento

Non portare al parossismo

Della gente lo scontento

E rifletti sulle tasse

Che volevi diminuire

Predicavi tu alle masse

Ora non vuoi più sentire

Se dai ai sindaci il potere

Loro sanno cosa fare

Ma la gente vuol sapere

Prima di dover pagare

O mio caro Presidente

Stai cadendo in uno stagno

Eppur brilla la tua mente

Quando parli di guadagno

Chi c’hai intorno orsù respingi

Alle porte c’è il nemico

Presidente te lo dico

Devi spremer le meningi

Quella Lega di Governo

Vuol vederti scomparire

Vuole fare te morire

Il Ministro dell’Interno

Dunque sali al Quirinale

Perchè io sono comunista

Ma tu sei un casinista

E il decreto poi non vale.




Napolitano volta le spalle al federalismo. “E’ espressione di Federtasse ovvero un’entrata senza uscita”


Napolitano non ci sta. Il federalismo non s’ha da fare. Secondo il Presidente e’ un’entrata senza uscita.
Prevede tasse su tasse che provocheranno un rialzo del tasso di sconto e alla fine uno scorno per tutti gli italiani.
Dal Colle arriva il monito del Presidente: “Federtasse esiste e’ ora di dirlo e adesso occorre darsi da fare per smascherarla. Forse e’ dentro la stessa Agenzia delle Entrate”. Furiosa la Lega che studia una nuova secessione contro il Quirinale sull’Aventino. Per Bossi “il Presidente e’ ossessionato dalle tasse ma lui stesso e’ soltanto una vecchia imposta senza credito per il Paese”. Lo scontro istituzionale e’ aspro e chiama in causa gli istinti piu’ animali della nazione. Per Di Pietro “questo e’ sederalismo e non si deve sorprendere la Lega se viene mandata a quel Paese da sto’ Paese”. Dall’opposizione lodi al Presidente come primo uomo di sinistra contro le tasse. E da Roma parte una manifestazione di tassisti conto le tasse comunali introdotte dal federalismo. Un portavoce ha detto: “Il tassametro e’ solo nostro; il Sindaco rimanga al suo posto”

Sulla crisi il Governo ha deciso: “Santanché subito” by Smog

Per superare il problema delle escort, il Governo ha bisogno di una ruota di scorta. “Santanché subito” è la voce che circola fra i corridoi di Palazzo Chigi. E la Virago trasformista, geneticamente peggiorata, si fa sempre più avanti, acquisendo consensi alla Corte del Re, grazie alla sua capacità di essere in prima linea contro Prima Linea, guadagnando visibilità attraverso l’abbandono di trasmissioni televisive dove il non dire è meglio che il proferire e lo scomparire un modo per farsi vedere. Brava Daniela; sottosegretario che sa custodire il segreto delle stanze del potere, rimanere a galla malgrado le cadute di stile perpetue. edulcorate da una presenza scenica fatta di fard, botulino a iosa, canotto Mares, tailleur et de Milan e tacchi alti. Siamo ammirati da tanta insipienza divenuta potenza senza creanza evviva la danza.

Legge di stabilita’ finanziaria incostituzionale. Napolitano: “Senza stabilita’ non firmo la stabilita’”

La deflagrazione economica ha reso il quadro generale davvero molto incerto.
Ogni giorno assistiamo a fallimenti, licenziamenti, chiusure; tutto sembra andar male e l’ottimismo e’ l’ultimo baluardo contro la crisi. La legge di stabilita’ voluta dall’Europa e’ un ossimoro e un’llusione poiche’ nulla e’ stabile. soprattutto da noi in Italia. E’ per questo che Napolitano l’ha ritenuta incostituzionale. “Non posso firmare una legge che parla dell’inesistente” ha detto il Capo dello Stato. “Napolitano e’ affetto da instabilita’ neuronale” ha tuonato Tremonti da via XX settembre. “E’ evidente che in un mondo incerto l’unica cosa stabile e’ proprio l’instabilita’, e per questo  non ne farei una questione meramente tassonomica”.  Certo il documento di programmazione economico- finanziaria trasmesso al Quirinale era illeggibile, con troppi segni meno e nessun piu’. Mio, patria e famiglia: e’ questo il nuovo motto del Ministro dell’Economia che, vistosi Premier in pectore, ha snocciolato numeri ed equazioni incomprensibili ai tecnici di Napolitano. “Altro che lodo Alfano” ha dichiarato un Consigliere; “questa legge di stabilita’ e’ una sentenza che condanna a morte il bilancio dello Stato; in quanto tale e’ contraria alla nostra Costituzione”.

Della Valle restaura il Colosseo. E lo stivale diventa il Paese dei calzolai, dove tutti si fanno le scarpe

L’Italia non e’ piu’ un Paese di preti, santi e navigatori ma di ciabattini. E’ questa la conclusione dell’Accademia dei Georgofoli, che ha stabilito come in politica ma non solo, tutti provino a farsi le scarpe. Cosi’ Fini modella una polacchina a Berlusconi perche’ quest’ultimo pensa sia una ragazza piu’ che  una calzatura, mentre Matteo Renzi ha scelto per Bersani una Church, suggerendogli cosi’ di  andare a vivere in esilio a Londra, proprio come Mazzini fece un tempo.
Finalmente  si e’  capito  perche’ l’Italia ha la forma di uno stivale. Ma la preoccupazione attuale e’ che i produttori made in China stanno tentando a loro volta di fare le scarpe ai nostri industriali.
E’ per questa ragione che Diego Della Valle ha scelto di investire 25 milioni di euro per il restauro del Colosseo. I lavori verranno eseguiti lento pede e senza troppa pubblicita’ per la Tod’s. Ma quello che Della Valle non dice e’ che, una volta restaurato il monumento, i turisti potranno accedervi solo con le sue scarpe. Dato che il Colosseo riceve milioni di visitatori all’anno la Tod’s fara’ un affare colossale. Ci saranno scarpe per tutti, anche per i cinesi.
E l’Italia andra’ avanti ancora, fino al prossimo calcio nel sedere.