Hiaku della non crisi parte seconda. “Scadono i nove mesi/ E dovrei farlo nascere/In questa Camera di morte?”

La bandiera dell'Italia sulla torre di Bergamo. Ancora per quanto?

Dalla Camera dei Deputati nuovi haiku dei parlamentari poco prima del voto di fiducia, che ha visto il trionfo del Premier. L’Italia s’è destra.

VI. Voto per la sopravvivenza

E se  il Paese muore

Noi non vedrem tramonto

VII. La Camera e’ luogo chiuso

Ora voglio uscire  fuori

E altra aria respirar

VIII. Ho perso la scheda

E il voto mio andra’ perso

Perso come il  Governo

IX. Scadono i nove mesi

E dovrei farlo nascere

In questa Camera di morte?

X. Adoro la scheda bianca

Che immacolata e candida

Scivola nell’urna

Immagine di Esonoronte tratta da www.flickr.com

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Partono gli Haiku della crisi. “Ci chiamano peones/Ma sol pupazzi siamo/Sospesi all’albero di Natale”

Fratelli d'Italia nel giorno della crisi

E’ il giorno della fiducia e noi di tempografico vogliamo aver fiducia in un mondo migliore. E’ per questo che abbiamo deciso di pubblicare gli haiku della crisi, questi piccole perle poetiche scritte dai parlamentari su appositi pizzini ritrovati dai commessi. Questi sono i primi giunti in redazione. In giornata ne leggerete di sempre nuovi.

I. Lo scrutinio segreto

Del tradimento è l’anima

E l’arcan non svelerò

II. Votare la fiducia

Disse il capogruppo

Ma non più mio è quel gruppo

III. Ci chiamano peones

Ma sol pupazzi siamo

Sospesi all’albero di Natale

IV. Se Governo cade

Se sciolte son le Camere

Pensione e sinecura addio

V. Il discorso era alto

Ma nel baratro precipitiamo

Ché ali non ha il voto


Immagine di brtsergio tratta da www.flickr.com

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Anonimo scrive poesia sulla fiducia: “Il giorno che tu posti la fiducia… chi più ne ha più poi ne inciucia”

Il giorno della fiducia è meglio passarlo in famiglia

Tempografico ha ricevuto stamattina da un Pony Express una poesia anonima dedicata alla fiducia, tema caldo in questi giorni. Come di nostro solito riceviamo e pubblichiamo, avendo piena fiducia nel nostro pubblico che amiamo senza mozioni o fazioni.

Della fiducia infin arrivò il giorno

A Roma nell’inverno soleggiato

Pensavano di toglierlo di torno

Di liberarsi alfin di quel casato.

Nelle parole l’uom ha il suo talento

Riforme egli propon tutte d’un fiato

E quel discorso è un palpito, un portento

Il malumor è subito obliato.

“Ponete dunque l’escort nell’oblio

Voi uomini di fede e di coraggio

Se l’universo oggi è un pò più mio

E’ sol perché io sono stato saggio.

Per voi io lavorai, per il pianeta

Per le galassie e per tutte le stelle

Ho modellato come fosse creta

Quelle fanciulle che ora son più belle.

Poiché io sol trasformo e sogno e invento

E guardo a quelle cose per il bene

E non getto giammai parole al vento

Ma sempre a voi da me qualcosa viene.

Son generoso, buono, quasi santo

Non smetto mai di illuminar l’immenso

Se fino ad oggi non vi ho dato tanto

E’ sol perché c’è chi odia il mio censo.

Questa mozione orsù voi discacciate

Pel ben di tutta la Nazione

E a lavorar noi uomini lasciate

Poiché del ben sol noi abbiam nozione.

Perché  son io l’uomo del cambiamento

Provoco rabbia sempre e in ogni stanza

Se devo dire quel che proprio sento

Sono una vittima della tracotanza.

E a te che vorresti la mia morte

Il giorno che tu posti la fiducia

Ti ricordai qual fosse vera sorte

E com chi più ne ha più poi ne inciucia”.

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Pier Silvio canta: ‘Alla fiera del West per due soldi un deputato mio padre compro'”

Pier Silvio Berlusconi ha passato la notte insonne, ma si e’ divertito a cantare con Apicella un libero adattamento di un vecchio brano di Angelo Branduardi che piu’ o meno faceva cosi’

Alla fiera del West
Per due soldi
Un deputato mio padre compro’
E venne Gianni Letta che massacro’ Brunetta che alla villa  mio padre compro’
E venne Bondi che picchio’ Gianni Letta che massacro’ Brunetta che alla villa mio padre compro’
E venne Calderoli che morse Bondi che picchio’ Gianni Letta che massacro’ Brunetta che alla villa mio padre compro’
E venne La Russa che brucio’ Calderoli che morse Bondi che picchio’ Gianni Letta che massacro’ Brunetta che alla villa mio padre compro’
E venne Bossi che spense La Russa che brucio’ Calderoli che morse Bondi che picchio’ Gianni Letta che massacro’ Brunetta che alla villa mio padre compro’
E venne la Brambilla che accoppo’ Bossi che spense La Russa che brucio’ Calderoli che morse Bondi che picchio’ Gianni Letta che massacro’ Brunetta che alla villa mio padre compro’
E poi la Carfagna sulla Brambilla che accoppo’ Bossi che spense La Russa che brucio’ Calderoli che morse Bondi che picchio’ Gianni Letta che massacro’ Brunetta che alla villa mio padre compro’
E infine poi Bocchino sulla Carfagna sulla Brambilla che accoppo’ Bossi che spense La Russa che brucio’ Calderoli che morse Bondi che picchio’ Gianni Letta che massacro’ Brunetta che alla villa mio padre compro’
Alla fiera del West
Per due soldi
Un deputato mio padre compro’

Dalla prigione Assange dedica una poesia ai potenti della terra. “Wikileaks non è Asterix ma realtà allo stato puro”

In prigione, Assange ha chiesto di leggere Asterix

Dalla Torre di Londra Julian Assange vuole dire la sua. E farlo in versi per rimetter un pò di candore in questa intricata faccenda dei documenti secretati. Tempografico è il Wikileaks del prossimo secolo e pubblica senza nessun tipo di indugio.

Sono Assange e non Solange

E son uomo di sostanza

Se qualcosa c’è di étrange

Non è mera circostanza

Se i potenti della terra

Non san far diplomazia

Se si inventano una guerra

Chiaccherando con la zia

Io per voi lo devo dire

Dimostrarlo con gli scritti

E non ho soverchie mire

Ma sol rivelare i guitti

Questi tipi sovraumani

Che maneggiano le bombe

Che si sporcano le mani

E col gas fanno ecatombe

Di innocenti di civili

Che non pensano alla sorte

Che non san quanto siano vili

Quei politici di morte

Loro parlan di trattati

Di commercio solidale

Quanti uomini gabbati

Ché la storia è tutta uguale

Non esistono gli Obama

I Mugabe o i Sarkozy

Ma esiste solo una trama

Loro sono tutti lì

Non esiste la Corea

Il Sudan l’Afghanistan

Qui c’ è solo quell’idea

Che tutti prende per man

Quando parlano di bene

Hanno in mente la potenza

E qualcosa gliene viene

Se son pronti alla violenza

La gente deve sapere

Osservar quei documenti

Che decifrano le sfere

Il furor degli elementi

Wikileaks non è Asterix

Ma realtà allo stato puro

E perché non è Twin Peaks

Vogliono mettermi al muro.

Immagine di Thierry tratta da www.flickr.com

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Tremonti istituisce un corpo di polizia per i conti pubblici: la Guardia di Finanziaria

Italia: dal serpente monetario al Black Mamba dei conti pubblici

Giulio Tremonti vuole la stabilità; quella dell’Italia, quella del Governo e soprattutto la sua. Per questo promuove un’idea che fa discutere, ma che potrebbe essere vincente. “L’imperativo è quello di istituire un nuovo corpo di polizia a tutela dei conti pubblici: la Guardia di Finanziaria” ha detto il Ministro dell’Economia; “assumeremo contabili e laureati in economia disoccupati per stare alle calcagna delle amministrazioni e farle spendere il meno possibile”. E per garantire il pareggio del bilancio, il Ministro metterà a disposizione dei funzionari dei veri e propri serpenti che fulmineranno all’istante i funzionari dello Stato responsabili delle ruberie. “Abbiamo acquistato 100 mamba 200 cobra e 400 crotali; così non direte più che sono io il serpente” ha aggiunto il titolare di via XX settembre. Il leader dell’IDV Di Pietro ha subito presentato un’interrogazione parlamentare per conoscere “la cifra sborsata dall’amministrazione per l’acquisto dei rettili e per pagare gli esperti che insegneranno agli agenti della Guardia di Finanziaria a come tenerli a bada; esperti particolarmente costosi perché provenienti dai 5 continenti”. Ma Tremonti non è preoccupato anzi: per ingraziarsi Bossi ha deciso che la Guardia di Finanziaria indosserà la camicia verde. “Non è vero che lo faccio per la Lega” ha concluso il Ministro; “è che in Italia siamo davvero al verde e i simboli per me restano molto importanti”.

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Tagli alla cultura. Tagliate le tele dei tagli di Fontana. Bondi: “E’ l’effetto dei tagli sui tagli”

Un taglio di Fontana prima di essere tagliato

Tagliate le tele dei tagli di Lucio Fontana alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. La decisione è stata presa dalla sovrintendenza dopo un tormentato corpo a corpo col Ministro Bondi, che aveva chiesto una tregua, ma che hanno dovuto cedere di fronte alla furia iconoclasta dei curatori. I tagli di Fontana erano un simbolo della nostra arte contemporanea e il clamoroso gesto può essere paragonato soltanto alla distruzione dei Budda da parte dei Talebani, avvenuta negli anni ’90. Bondi ha commentato: “Ormai siamo arrivati ai tagli sui tagli. Per consolarmi vado a mangiarmi subito un pezzo di pizza al taglio”. Proteste dal mondo dell’arte contemporanea, con Christo che ha proposto di impacchettare i tagli superstiti e gli eredi di Mario Merz che hanno offerto gli igloo dell’artista per nascondere le opere del Maestro. Soddisfatto il Ministro Tremonti, che ha dichiarato: “L’opera di Fontana aveva un senso di esistere fino a quando ci fosse stato ancora qualcosa da tagliare. Oggi è diventata anacronistica, visto che noi italiani siamo tagliati fuori un pò da tutto. Meglio dunque rimuovere quei tagli dalla nostra memoria storica”.

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La mozione di sfiducia scritta in versi da Casini, Fini, Rutelli: all’Italia rimangon solo quelli.

Una bella casalinga per Berlusconi ad Arcore?Una mozione di sfiducia in forma poetica; ecco l’idea della troika Casini, Fini, Rutelli, nata per salvare il Paese dall’epifenomeno Silvio. I tre hanno concordato il testo in rima per rendere la procedura di voto molto più snella ed interessante. Saranno richiesti interventi in aula in forma di sonetto o di ode; la rapsodia sarà ammessa solo nei casi stabiliti dal nuovo Regolamento. Tempografico si è impadronito del testo della mozione e lo riproduce integralmente.

La tua ora Presidente

E’ arrivata senza indugi

Tu oramai non sei più niente

E non servono i segugi.

La nozione di sfiducia

Ti era estranea poffarbacco

Ma qui più nessuno inciucia

E non mancherà lo smacco.

Gli italiani sono stufi

Di soubrette e bunga bunga

Di festini, di tartufi

Qui non siamo nella giungla.

La mozione di sfiducia

Presentiamo immantinente

Che nessuno poi ricucia

Siamo stanchi o buona gente.

Berlusconi a casa torni

Ed inviti un pò chi vuole

Le ragazze perdigiorni

E le casalinghe sole.

Perché solo egli cammina

Egli pensa alla mozione

La sfiducia ora è vicina

E tradisce l’emozione.

 

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Camere chiuse fino al 13 dicembre. E’ l’ora di Miss Parlamento

Prove generali per Miss Parlamento

Camere chiuse per due settimane in attesa del voto di fiducia, previsto per il 14 dicembre. Ma al Senato il Presidente Schifani, imbeccato dal Premier, ha avuto un’idea brillante: organizzare Miss Parlamento. Mancava  è vero solo questa competizione per trasformare la nostra politica in uno show business. Sfileranno tutte: dalla  Finocchiaro alla Bindi alla Sbarbati; tutto il firmamento della nostra politica in gonnella, in barba ai proclami di dignità dei sessi e delle quote rosa. Per la dimissionaria Carfagna “occorrerebbe organizzare la competizione anche al maschile, proprio per dare, nella circostanza, pari opportunità agli uomini”. Ma Gasparri taglia corto: “che vinca una donna del PDL altrimenti si va ad elezioni, e candideremo Premier la Brambilla”. La Lega è in forte imbarazzo per mancanza di una candidata di peso e, proprio per questo, intende presentare la moglie di Borghezio, che però non è parlamentare. Il PD riconosce il valore di questa competizione: “Chi vincerà Miss Parlamento sarà candidata direttamente alle primarie”. Critico Nichi Vendola di Sinistra, Ecologia e Libertà: “Dovrebbero concorrere anche le impiegate e le commesse del Parlamento”. E Berlusconi gongola: “Con Miss Parlamento diamo un pò di ossigeno alla legislatura e facciamo capire agli italiani quanto un ricambio generazionale al femminile sia assolutamente indispensabile. E’ uno dei tanti motivi per andare al voto”.

Foto di Nicolò Caranti tratta da www.flickr.com

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