Marchionne: “la FIAT non decolla”. E Berlusconi propone un’alleanza con Alitalia

La FIAT non decolla e potrebbe finire a mare

Se Sergio Marchionne, ospite di Che tempo che fa, ha sparato a zero sul sistema industriale italiano, avrà avuto i suoi motivi. “Il fatto è che in Italia non facciamo utili e così la Fiat non può decollare” ha detto il leader dell’azienda torinese. Ma Berlusconi non ci sta: “Io ho i piedi per terra e non ho mai pensato che le macchine dovessero decollare. Se così fosse propongo un’alleanza Fiat/Alitalia, così Marchionne non accamperà più scuse”. Per Antonio Di Pietro dell’Italia Dei Valori “Marchionne fa voli pindarici se pensa di cambiare il sistema delle relazioni industriali del nostro Paese. Per me la FIAT presto diventerà FIOM”. Per il leader del PD Bersani “la Fiat sembra un’azienda del ‘500 ed è per questo che non riesce ad andare oltre la 500”. Insomma tutti attaccano Marchionne e dicono che parlerebbe più da canadese che da italiano. E Marchionne come si difende? “Se così stanno le cose da oggi userò soltanto il passaporto canadese” ha detto l’ad di FIAT. Qualcuno lo avrebbe già visto mettersi in fila per ottenere il visto per l’Italia. Buona fortuna Sergio.

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Le Fiabe di tempografico. Capitolo III – Il Re che perse la Repubblica

Il Re che perse la Repubblica

C’era una volta un Re che viveva in una Repubblica.
Più di una persona nutriva il dubbio che potesse esistere un Re in una Repubblica, ma si viveva in un tempo in cui la politica era ancora un groviglio confuso di idee e chiunque poteva chiamarsi Re, tiranno, oligarca, satrapo, diadoco o nomarca e nessuno ma proprio nessuno avrebbe avuto da ridire.
Il Re aveva una corona tutta d’oro e si faceva portare in giro su un trono molto più vasto di lui, anche quando il sole era accecante e a picco sulla città.
Un bel giorno la Repubblica cadde da un dirupo costituzionale e il Re fu di nuovo Re per davvero.
Scrisse una Costituzione di cioccolato per dire che era sua volontà che la gente mangiasse tutti i giorni per rimanere più mansueta possibile. Poi rimosse il Senato e ne nominò uno nuovo di zecca il cui unico compito era quello di organizzare sfilate di moda. Infine si recò alla Camera per dire che quella era la camera in cui avrebbe vissuto, mandando a casa gli Onorevoli che avevano disonorato il Paese.
Un bel giorno però, da molto lontano, qualcuno disse che il Re avrebbe dichiarato guerra al mondo intero e che serbava nel suo Palazzo un segreto militare che avrebbe sconvolto la galassia.
Il Re, che a malapena aveva coscienza della carta geografica della terra, disse che erano tutte bugie e che la pace era la priorità del suo regno.
Ma tutti i giornali e le televisioni del mondo parlavano dell’arma segreta e dipingevano il nostro ignaro Re come un uomo bieco e pronto a sottometter tutto l’orbe terracqueo alla sua volontà.
Una mattina il Re, che aveva dormito assai poco e con soverchia preoccupazione, aprì la finestra. Il cielo era nero nero, ma non per le nuvole; era interamente occupato dalle ali dei bombardieri, che erano lì lì per sganciare ordigni di morte. Il Re si precipitò al Senato, ingiungendo ai Senatori di interrompere in men che non si dica le sfilate di moda e proclamare immediatamente la Repubblica.
Allora la Repubblica venne proclamata e i bombardamenti  subito interrotti.
Ma al Re non rimase che l’esilio in una terra lontana e senza una precisa forma di Governo.
Il Re aveva perso la Repubblica e anche sé stesso.

Berlusconi rinuncia al lodo Alfano. “E’ per gli uomini mentre io sono un superuomo”. E Storace si professa subumano

Presto in Italia un Governo di superuomini al di sopra della leggeIdea geniale quella venuta in mente al nostro Premier, non c’è che dire. Silvio Berlusconi rinuncia al lodo Alfano e di certo lui sa il perché. “La legge si applica agli uomini e non ai superuomini. Io faccio parte della seconda categoria. Dunque neanche la Costituzione mi riguarda” ha detto il Cavaliere da Arcore. Esulta il Popolo delle Libertà. E dinanzi al princeps legibus solutus non c’è più niente da fare. Ma nascono altre idee per farla franca. Così Francesco Storace, condannato per le sue brillanti azioni sull’anagrafe elettronica della Regione Lazio, si definisce subumano. “Anch’io pertanto non sono imputabile”; ma qualcuno gli ha ricordato che in tal modo non sarebbe nemmeno più candidabile. Per Antonio Di Pietro “se Berlusconi è un superuomo noi siamo dei superoi e lo sconfiggeremo”. Ma sembra che, dopo tante assurdità, in Germania, al cimitero parrocchiale di Rochen, Friedrich Nietzsche si sia più volte rivoltato nella tomba. Qualcuno avrebbe sentito la sua anima mormorare: “Di Pietro no per pietà. Lui proprio no”.

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Si disputeranno in Italia i Mondiali di Ping Pong. Battuta la Cina. Il Ministro Brambilla: “Siamo in palla”

L'Italia è schiacciata dalla ping pong mania

L’Italia ce l’ha fatta. Il traguardo è importante: i mondiali di Ping Pong si disputeranno in Lombardia, fra Arcore, Castellanza e Casalpusterlengo. Il Ministro Brambilla lo sottolinea: “abbiamo battuto i cinesi. Il Paese è in palla. Sono orgogliosa di questo traguardo”. Del resto è con il ping pong continuo delle Riforme fra Governo e Parlamento che abbiamo convinto il resto del mondo di rappresentare il Paese ideale per questa competizione. Per Bersani “il ping pong è ormai nella testa degli italiani e, in questo senso, siamo ormai tutti cinesi”. “Francamente mi rimbalza” ha detto caustico il leader dell’IDV Antonio Di Pietro, “il Paese non è in palla ma vive con la palla al piede di Berlusconi”. I cinesi, che volevano ospitare la manifestazione a Nanchino, faranno ricorso presso la Federazione Internazionale. Secondo il Ministro dello Sport “gli italiani possono al massimo aspirare ai mondiali di bocce; il ping pong è nel DNA della loro politica ma non del loro popolo”. Per la decisione finale si prevede un ping pong fra la Federazione e il Comitato Olimpico. Chi vincerà?

Ecco la poesia su tempografico scritta da Tremonti per il compleanno. Grazie signor Ministro

Riceviamo e pubblichiamo l’augurio in versi rivolto a tempografico dal nostro Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, nella segreta speranza che la sua economia sia la nostra prodigalità, poiché siamo convinti che, in fondo, si possan trarre molti benefici dall’eccesso.

 

Tempografico fa un anno

E sono ancora Ministro

Io non ho subito danno

Ma il Paese è un pò sinistro

Oggi rido su Brunetta

E sbeffeggio il Cavaliere

Ma non so come si metta

Mezzo vuoto ora è il bicchiere

Ché l’Italia forse è in crisi

E’ invenzione dei giornali

Di bugiardi siamo intrisi

E non mancano poi i mali

Ma io son Giulio Tremonti

E conosco la materia

Non ci sono proprio sconti

E non manca la miseria

Della satira ho bisogno

E su base quotidiana

Tempografico è il mio sogno

Del bilancio è toccasana

Esso è fatto di parole

Mentre ai numeri io penso

Le parole non son sole

Ci riportano all’immenso

Mentre il numero è infinito

Si nasconde in ogni dove

Se fa parte poi del mito

Fa bilancio, non ci piove

Tempografico ci onori

Non ci induca in tentazione

Mai non dorma sugli allori

Ma raccolga la tenzone

Le Fiabe di tempografico. Capitolo II – Il Presidente delle barzellette

Il Presidente delle barzellette

C’era una volta un Presidente. Era uno di quei Presidenti duri a morire, di quelli che il consenso lo guadagnano giorno dopo giorno, parlando in televisione di grandi progetti, ideali irraggiungibili che fanno sognare la gente comune, quella che invece tira a campare con pochi danari. Il Presidente amava ridere e, pensando di attirare l’attenzione sempre su di sé, raccontava barzellette in ogni dove. Le narrava con trasporto, con espressione convincente, anche se non capiva se gli astanti facevano finta di ridere perché lui era il Presidente. Andava all’estero e si sforzava di tradurre le sue storielle in lingue esotiche. Non capiva che quelle stesse storie avrebbero offeso un emiro, un comandante sudamericano o un Mandarino. Proprio non ci faceva caso perché pensava che il suo Paese fosse davvero il centro dell’universo e Lui, il Presidente, l’uomo che avrebbe fatto la storia, quella con la S maiuscola. Un bel giorno, nel corso di un vertice fra Presidenti grandi più di lui, incontrò lo sguardo di una sua pari grado, una donna bellissima di un paese lontano da cui il suo importava tutta l’energia per mandare avanti la baracca. Il Presidente fece una battuta infelice e la sua pari grado lo guardò torva, offesa dall’audacia del collega che mai e poi mai avrebbe immaginato la sua fine incombente. Tornato a casa il Presidente apprese che quel Paese avrebbe tagliato le forniture energetiche; il tutto in pieno inverno, dinanzi a quel sole pallido che timidamente fendeva le nuvole. E il buio fu più buio e fiat lux era ormai solo una preghiera nei luoghi di culto. Il Paese fu presto in ginocchio e questo non era più uno scherzo. Ma il Presidente, rimasto a bivaccare nel palazzo in una stanza completamente buia, così si rivolse ai suoi collaboratori: “Da oggi giocheremo solo a mosca cieca”.

Polverini vieta Facebook ai dipendenti. Crollano i fan e lei ricorre ai ripari con un nuovo social network: l’Antro de’ Noantri

Ecco le foto segnaletiche dei dipendenti della Regione Lazio che vanno su facebook

Renata Polverini non ha classe ma fantasia si. I dipendenti della Regione passano ore sui facebook? E lei prende provvedimenti. “Basta internet e via libera ad un intranet tutto fatto in casa” ha detto il Presidente della Regione Lazio. “Facebook non mi piace;  è solo un covo di sovversivi”. E in poche ore  per la Polverini si consuma su fb una delle più vistose emorragie  di fan che il Web ricordi. Ma Renata sa come rispondere alle crisi. “Mi sono inventata un nuovo social network per i romani e i laziali. Con l’Antro de’ Noantri salveremo le nostre tradizioni sentendoci finalmente a casa nostra. Il sito sarà in romanesco, ciociaro e viterbese, e conterrà le ricette dei nostri principali piatti, dalla pajata alla coda alla vaccinara”. Per la Polverini “è ora di finirla con questi siti americani che formattano la nostra esistenza unica e piena di ideali patriottici”. Anche lei un giorno faceva parte della destra sociale, che ha poi saputo trasformare nella destra ciociaria grazie al Subiaco Ciociar Forum. L’Antro de’ Noantri piace molto anche ad Alemanno che ci ha già messo le foto del plastico del Gran Premio di Roma. “L’ho fatto alla faccia di quella faccia di bronzo di Bossi. Il Gran Premio torna qui, nell’Impero” .

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Diventa mamma a 54 anni e l’embrione era congelato da 20. Va in tilt l’anagrafe

Ecco un papà nonno. Provate ora ad immaginare la mamma

A Lucca una donna di 54 anni, a cui era stato impiantato un embrione congelato da più di 20 anni, ha dato alla luce un figlio. Il piccolo è stato chiamato Bo Frost e qualcuno ha detto che avrebbe già i capelli bianchi. Un fatto sensazionale, che ha scomodato il Presidente Napolitano e convinto la sua dolce Clio a riprendere in considerazione una gravidanza in nome dei Fratelli d’Italia. Ma all’anagrafe di Lucca non ci hanno capito più nulla e la registrazione di Bo Frost è stata, ironia della sorte, congelata dal pubblico ufficiale. Per Berlusconi “le mamme nonne sono più mamme che nonne; perché la Bindi non ci pensa anche lei? Così non la chiameremo più nonna Papera”. Ma Gian Franco Fini gela il Premier: “Lui è contro la fecondazione eterologa, ma vuole avere solo rapporti con le mogli degli altri. Ma Elisabetta non sarà mai sua; me lo ha detto Gaucci”. Per Di Pietro “l’Italia ha bisogno di nuove generazioni e non ha importanza se i bambini nascono nei reparti di geriatria, vista la gerontocrazia che sta al Governo”.