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Ultime notizie dall’Italia

Polverini: “Li mando a casa io”. E sorge una tendopoli presso la Casa delle Libertà

Quel che resta della Casa delle Libertà

“Li mando a casa io”. Così ha detto Renata Polverini, dimissionaria dalla Presidenza della Regione Lazio. E i consiglieri , anche quelli dell’opposizione, si sono presentati tutti presso la sede del Popolo della Libertà, un tempo Casa delle Libertà, in via dell’Umiltà.. “Veniamo umilmente” avrebbe detto l’ex capogruppo Fiorito, colui che  aveva scambiato la Casa per la Cassa. E per non far crollare il Palazzo la Protezione civile ha allestito una tendopoli. Così finalmente i Consiglieri regionali prendono oggi le parti dei barboni, gli unici che  potrebbero votarli. E la Regione Strazio potrebbe diventare un movimento per la clochardizzazione progressiva della politica. Festini di Arcore permettendo.

Marchionne a Della Valle: “Non rompere le Panda”

Marchionne si è rotto le Panda

E’ un Sergio Marchionne al vetriolo, quello che esce da ore di vertice con il Governo Monti. E lo fa capire subito con una battuta che gli esce dal solito maglioncino. Rivolgendosi a Della Valle ha dichiarato: “Diego non rompere le Panda”. Secondo Marchionne Della Valle sarebbe un pessimo guidatore e all’origine della sua tirata contro gli Agnelli, che tali sono rimasti dopo le sue invettive, sarebbe il guasto al cambio di due Panda di sua proprietà. Della Valle ha replicato: “Non si può comprare una macchina che  si rompe 500 volte”.  E Marchionne di seguito: “Certo se spingi la frizione con le tue Tod’s che non sono scarpe ma cingolati è ovvio che poi ti trovi per strada”. Ma di sicuro non è colpa di Della Valle se le Fiat sono fatte con i piedi.

Foto di SOCIALisBETTER

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Formigoni strappa il microfono a una giornalista. “Volevo cantare il karaoke”

Sulle vacanze ai Caraibi Formigoni ha preso un granchio

Formigoni smentisce qualsiasi addebito. Non vuole proprio sentir parlare di vacanze pagate. E ai giornalisti locali spiega che staserà sarà a Roma per una trasmissione televisiva proprio per fare alcune rivelazioni sulle ultime vacanze di Natale, manco fosse Cristian De Sica. C’è molto nervosismo al Pirellone perché non si sa proprio come uscir fuori da questa gazzarra mediatica. Ma ci pensa Roberto Formigoni a spegnere il fuoco che stava per divampare: “Il microfono strappato? Credevo fosse quello del karaoke perché i magistrati mi hanno chiesto di cantare e io, alla bisogna, lo faccio volentieri”. Nel suo repertorio vecchie canzoni di Nanni Svampa, un pizzico del Gaber di “Mi faccio uno shampoo” e tanto Lucio Battisti.  E così Formigoni si è lanciato in un assolo di “Che ne sai di un bambino che rubava”, poi si è lasciato andare ad una struggente “Canzone di Marinella”, forse pensando alla segretaria di Silvio Berlusconi. Alla fine del suo miniconcerto il Presidente della Regione Lombardia si è esibito in una versione rap di “Ancora tu” dedicato proprio alla giornalista che lo incalzava. E sulla richiesta di dimissioni, Formigoni ha risposto con un accorato appello alla sua Regione : “Lasciarti non è possibile”.

Corruzione prossima disciplina olimpica. L’Italia può vincere.

Ecco l'insegna della nostra delegazione alle Olimpiadi di Londra

Inchiesta dopo inchiesta l’Italia si avvita nuovamente su sé stessa e conosce una nuova stagione in cui magistrati la fanno da padrone, malgrado il Governo dei tecnici. E dopo tante polemiche e discussioni, anche il Comitato Olimpico si schiera per trasformare la corruzione in una disciplina olimpica con tanto di medaglie. L’Italia ha buone chance di aggiudicarsele perché in fatto di corruzione ha una storia lunga quanto la Storia stessa. La Lega  ha deciso però di partecipare come Padania e fra Renzo Bossi e Rosi Mauro può di sicuro dire la sua fino alla fine. Nel girone dell’Italia ci sono almeno due Paesi che daranno filo da torcere come Nigeria e Niger, ma il Presidente del Coni è fiducioso: “Non abbiamo le carte in regola su nulla e penso quindi che ci aggiudicheremo questa medaglia senza tanti problemi”. Per aiutare la causa anche lui ha deciso di vendersi al miglior offerente, così come Vendola, indagato e come tale convocato per la trasferta londinese assieme al suo nemico Formigoni. L’Italia del resto sta già tentando di comprarsi i giudici di gara facendo scattare una nuova inchiesta del PM Woodcock, che si recherà personalmente a Londra per tentare di togliere al nostro Paese questo triste primato. E mentre la corruzione dilaga, il Presidente Napolitano invita tutti a non demonizzare i partiti;forse perché non si può demonizzare ciò che non esiste più.

Nasce il contratto a rigetto. Il dipendente firma il proprio licenziamento prima dell’assunzione.

Il diritto del lavoro contempla i suoi rovesci ed è ormai  chiaro che, più che un diritto, sarà sempre di più un dovere. Il Ministro Fornero si dà da fare in modo indefesso per risolvere il problema dell’art. 18 e sembra che si sia già incontrata diciotto volte con la leader della CGIL Susanna Camusso, che, per l’appunto, vuole evitare di arrivare a diciannove. Ma la Fornero, complice la figlia dai molteplici posti fissi, si è inventata una nuova diavoleria contrattuale, qualcosa di veramente inedito per risolvere i problemi legati alla flessibilità. Il contratto a progetto verrebbe superato da quello a rigetto, dove il lavoratore firmerà l’accordo sul proprio licenziamento in tronco prima dell’assunzione. “Ho il rigetto” avrebbe detto la stessa Camusso; “il contratto capestro della Fornero non ce l’hanno neanche in Iran”. Sul tema è intervenuto anche il segretario del PDL Alfano che, data l’imminente fine del suo partito, si sente già disoccupato. “La Fornero sforna ciambelle senza il buco. Invece di occuparsi di contratti pensi a chi , come me, il contratto non lo vedrà mai”. Bersani, citando Rousseau, lancia l’idea del contratto sociale, una sorta di editto per dare di più a chi ha di meno senza dare meno a chi ha di più. Qualcuno, nell’elogiare la sua pazzia,  gli ha consigliato di leggersi l’Utopia di Tommaso Moro. Ma il contratto a rigetto non uscirà dall’alveo delle proposte sulla carta, anche se è proprio sulla carta che si scrivono i contratti. Claudio Abbado dice che per cambiare musica ci vorrebbe un contratto a minuetto, mentre Muti propenderebbe per l’allegro maestoso. Ma si sa, le cose in Italia sono molto lente e noi diciamo: avanti adagio.

Immagine di Sean Mc Entee tratta da www.flickr.com

Il Ministro Fornero è una piagnona? Al Governo hanno visto “Non ci resta che piangere”

Il Ministro del Welfare Fornero rischia di guadagnarsi l’attributo di piagnona. Non solo gli italiani ma perfino i suoi colleghi Ministri ne sono pressoché convinti. Qualcuno si azzarda a parlare di lacrime di coccodrillo, ma è un giudizio ingeneroso perché la buona Elsa è dolce come una tartaruga e di sicuro non si strafoga a tavola. L’entourage di Monti sta cercando di respingere questo addebito. C’è chi dice che “la furtiva lagrima” sia la conseguenza della proiezione al primo Consiglio dei Ministri del vecchio film “Non ci resta che piangere”, imposto ai Ministri da super Mario Monti nell’intento di evocare un nuovo Rinascimento italiano. Si parla già di Benigni al Governo e di Troisi nominato Senatore alla memoria. Sembra che sia proprio per questo che la Fornero si è commossa; da sempre fan di Massimo Troisi pare che il Ministro del Welfare abbia l’abitudine di dire “Scusate il ritardo” quando arriva alle riunioni, che nelle discussioni voglia sempre ricominciare da tre; ha inoltre la strana abitudine di chiamare gli uscieri del Ministero postini e quando risponde alla Camera ricorre sempre ad una smorfia tutta sua. Qualcuno dice che non si è mai ripresa dalla scomparsa del comico napoletano e che piange tutti i giorni da allora. Chissà! A noi di Tempografico piace pensare che questo Governo rimanga di sole lacrime; il sangue continui a presidiare la sua funzione vitale. E se un Ministro piange e un altro ride, Mario Monti di sicuro rimarrà impassibile.

 

 

 

Foto di Megarysh

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