Napolitano volta le spalle al federalismo. “E’ espressione di Federtasse ovvero un’entrata senza uscita”


Napolitano non ci sta. Il federalismo non s’ha da fare. Secondo il Presidente e’ un’entrata senza uscita.
Prevede tasse su tasse che provocheranno un rialzo del tasso di sconto e alla fine uno scorno per tutti gli italiani.
Dal Colle arriva il monito del Presidente: “Federtasse esiste e’ ora di dirlo e adesso occorre darsi da fare per smascherarla. Forse e’ dentro la stessa Agenzia delle Entrate”. Furiosa la Lega che studia una nuova secessione contro il Quirinale sull’Aventino. Per Bossi “il Presidente e’ ossessionato dalle tasse ma lui stesso e’ soltanto una vecchia imposta senza credito per il Paese”. Lo scontro istituzionale e’ aspro e chiama in causa gli istinti piu’ animali della nazione. Per Di Pietro “questo e’ sederalismo e non si deve sorprendere la Lega se viene mandata a quel Paese da sto’ Paese”. Dall’opposizione lodi al Presidente come primo uomo di sinistra contro le tasse. E da Roma parte una manifestazione di tassisti conto le tasse comunali introdotte dal federalismo. Un portavoce ha detto: “Il tassametro e’ solo nostro; il Sindaco rimanga al suo posto”

Sulla crisi il Governo ha deciso: “Santanché subito” by Smog

Per superare il problema delle escort, il Governo ha bisogno di una ruota di scorta. “Santanché subito” è la voce che circola fra i corridoi di Palazzo Chigi. E la Virago trasformista, geneticamente peggiorata, si fa sempre più avanti, acquisendo consensi alla Corte del Re, grazie alla sua capacità di essere in prima linea contro Prima Linea, guadagnando visibilità attraverso l’abbandono di trasmissioni televisive dove il non dire è meglio che il proferire e lo scomparire un modo per farsi vedere. Brava Daniela; sottosegretario che sa custodire il segreto delle stanze del potere, rimanere a galla malgrado le cadute di stile perpetue. edulcorate da una presenza scenica fatta di fard, botulino a iosa, canotto Mares, tailleur et de Milan e tacchi alti. Siamo ammirati da tanta insipienza divenuta potenza senza creanza evviva la danza.

Legge di stabilita’ finanziaria incostituzionale. Napolitano: “Senza stabilita’ non firmo la stabilita’”

La deflagrazione economica ha reso il quadro generale davvero molto incerto.
Ogni giorno assistiamo a fallimenti, licenziamenti, chiusure; tutto sembra andar male e l’ottimismo e’ l’ultimo baluardo contro la crisi. La legge di stabilita’ voluta dall’Europa e’ un ossimoro e un’llusione poiche’ nulla e’ stabile. soprattutto da noi in Italia. E’ per questo che Napolitano l’ha ritenuta incostituzionale. “Non posso firmare una legge che parla dell’inesistente” ha detto il Capo dello Stato. “Napolitano e’ affetto da instabilita’ neuronale” ha tuonato Tremonti da via XX settembre. “E’ evidente che in un mondo incerto l’unica cosa stabile e’ proprio l’instabilita’, e per questo  non ne farei una questione meramente tassonomica”.  Certo il documento di programmazione economico- finanziaria trasmesso al Quirinale era illeggibile, con troppi segni meno e nessun piu’. Mio, patria e famiglia: e’ questo il nuovo motto del Ministro dell’Economia che, vistosi Premier in pectore, ha snocciolato numeri ed equazioni incomprensibili ai tecnici di Napolitano. “Altro che lodo Alfano” ha dichiarato un Consigliere; “questa legge di stabilita’ e’ una sentenza che condanna a morte il bilancio dello Stato; in quanto tale e’ contraria alla nostra Costituzione”.

Mubarak presto in esilio in Italia. Lo attende una nuova citta’: Mubarakkopoli

In lontananza Mubarak dice addio al suo Egitto

La dinastia Mubarak e’ in via d’estinzione, con buona pace di Cheope e anche di Ramses II. L’ex Presidente egiziano e’ stato molto chiaro sulla sua prossima destinazione. Verra’ presto in Italia, dove Della Valle gli mettera’ a disposizione delle rovine da restaurare per farne una nuova citta’: Mubarakkopoli. Sara’ la patria di tutti i baraccati d’Italia, il luogo di ristoro per i senza dimora e di ritrovo per i Rom cacciati da Roma. E poi Mubarak diventera’ italiano e con il suo Quarto Polo sfidera’ gli altri tre ai quattro cantoni. E il suo popolo sara’ pieno di letizia e nella letizia rivoluzionera’ l’Italia perche’ anche nel nostro Paese i politici vivono ormai in una sorta di apartheid, e il vecchio buon Hosni emendera’ la partitocrazia in nome della barakkocrazia, dove tutti sono poveri ma sperano in un’Italia migliore e lontana da questa brutta classe che piu’ che dirigente e’ digerente perche’ mangia soltanto. E avremo anche noi le piramidi, magari sotto il sole di Pozzuoli, e aspireremo all’ascesa al cielo proprio come gli architetti di Saqqara. Purche’ non ci impongano nuove e potenti dinastie, perche’ baraccati lo saremo, ma non vorremmo tornare ad esserlo anche moralmente perche’ non possiamo piu’ permetterci di essere giu’ di morale, altrimenti non vale.

Esce un film sulle speculazioni finanziarie prodotto dai Lehman Brothers: “La vita è bolla”

La speculazione finanziaria morde il petrolio, le materie prime, le commodities agricole, in pratica quasi tutto lo scibile umano. Da quando sono stati chiusi in casa i Lehman Brothers hanno sposato la causa dei Marx Brothers e oggi, a tre anni dal fallimento in borsa, si  lanciano in un’ atroce commedia che fa il verso a Wall Street. Ne’  “La vita e’ bolla”, che uscira’ sullo schermo nei futures, vedremo il mondo della finanza dal buco della serratura, con i miliardari di turno che speculano sul lardo e sulle vongole, mentre  giovani avventurieri  si rovinano per il grano che, ahime’, per una volta non produce abbastanza denaro. Nel film il Dow si trasforma in Down perche’ e’ sempre in flessione, Standards & Poors si riduce a Poors perche’ tali diventano coloro che ci investono i loro risparmi. Esilarante la scena in cui un investitore dice: “viviamo tempi di merda” dopo aver perso tutto in investimenti sull’indice francese Cac 40. Il film si conclude con una scazzotata fra Morgan e Stanley che non riescono a staccare il dividendo, ma il finale e’ a sorpresa. Secondo il Ministro dell’Economia Tremonti “La vita e’ bolla e’ un film che racconta fuori tempo il nostro tempo. Ma la crisi non e’ finita e mi aspetto un degno sequel”.

Della Valle restaura il Colosseo. E lo stivale diventa il Paese dei calzolai, dove tutti si fanno le scarpe

L’Italia non e’ piu’ un Paese di preti, santi e navigatori ma di ciabattini. E’ questa la conclusione dell’Accademia dei Georgofoli, che ha stabilito come in politica ma non solo, tutti provino a farsi le scarpe. Cosi’ Fini modella una polacchina a Berlusconi perche’ quest’ultimo pensa sia una ragazza piu’ che  una calzatura, mentre Matteo Renzi ha scelto per Bersani una Church, suggerendogli cosi’ di  andare a vivere in esilio a Londra, proprio come Mazzini fece un tempo.
Finalmente  si e’  capito  perche’ l’Italia ha la forma di uno stivale. Ma la preoccupazione attuale e’ che i produttori made in China stanno tentando a loro volta di fare le scarpe ai nostri industriali.
E’ per questa ragione che Diego Della Valle ha scelto di investire 25 milioni di euro per il restauro del Colosseo. I lavori verranno eseguiti lento pede e senza troppa pubblicita’ per la Tod’s. Ma quello che Della Valle non dice e’ che, una volta restaurato il monumento, i turisti potranno accedervi solo con le sue scarpe. Dato che il Colosseo riceve milioni di visitatori all’anno la Tod’s fara’ un affare colossale. Ci saranno scarpe per tutti, anche per i cinesi.
E l’Italia andra’ avanti ancora, fino al prossimo calcio nel sedere.