Berlusconi: “Mai dato del traditore a Fini. L’ho chiamato Giuda, che è un personaggio del Vangelo”

Bocchino: "Ho dato le dimissioni per farmi i muscoli"
Bocchino: "Ho dato le dimissioni per farmi i muscoli"

Silvio Berlusconi non ha preso bene la secessione finiana, ben più grave della sognata e mai realizzata secessione padana. Stamane a Palazzo Chigi ha convocato una conferenza stampa telegrafica: “Non ho mai dato del traditore a Fini.  L’ho chiamato Giuda, che è un personaggio  del Vangelo e del disegno divino. Ho chiamato il Santo Padre prima di usare quell’appellativo e lui mi ha autorizzato. Fini dovrebbe ringraziarmi”. Non si è fatta attendere la replica di Gian Franco Fini, che ha detto laconico: “Io non mi sono mai venduto per 30 denari come alcuni miei ex compagni di partito”. Il Ministro della Difesa è intervenuto tentando un’inutile conciliazione: “Intervengo a difesa di entrambi, ma ho mandato l’esercito sotto casa di Gian Franco perché la sua secessione è davvero anticostituzionale”.   E sulla querelle è intervenuto anche l’epurato Italo Bocchino che ha detto: “Sono stato costretto a dimettermi ma non voglio avere un aspetto dimesso.  Ho dato le dimissioni per farmi i muscoli. Da oggi invece che alla Camera andrò in palestra. Altro che Giuda: diventerò un Cristone. Poi seguirò le orme di Schwarzenegger, candidandomi come Governatore della Campania”.

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Bocchino: “Io puro vengo pure epurato”. Lamorte: “Sto con Fini fino alla morte”

Berlusconi brinda alle dimissioni di Bocchino
Berlusconi brinda alle dimissioni di Bocchino

Italo Bocchino si è dimesso da vicecapogruppo del PDL. La corrente interna si è fatta sentire più di quella del golfo, costringendo i dissidenti a delle prese di posizione forti. Bocchino, amareggiato, ha detto: “Sono un puro e vengo pure epurato”; il gioco di parole è piaciuto particolarmente a un fedelissimo del Presidente della Camera, Donato Lamorte, che ha sussurrato: “Sto con Fini fino alla morte”. E la giornata politica è stata tutta all’insegna del calembour ; prima con il vice Presidente della Camera Maurizio Lupi che ha chiarito la sua posizione dicendo: “Lupi non sta con l’UPI” (il partito di Rutelli Unione per l’Italia ); poi con il vice Ministro per il commercio con l’estero Urso che ha ironizzato: “Non vendere la pelle dell’Urso prima di averlo ammazzato”; e infine con il sottosegretario Gianni Letta, che da par suo ha dichiarato: “Letta ha letto a letto prendiamone atto”, mentre Paolo Bonaiuti, invidioso del collega di Palazzo Chigi, in serata se ne è uscito dicendo: “Dio ti aiuti Bonaiuti”; tutta l’opposizione, inclusa quella extraparlamentare, per la prima volta nella storia della Repubblica gli ha dato ragione. In tarda serata è arrivato Bondi e tutti sono scappati per non ascoltare il suo trito e ritrito refrain sui Tremonti Bondi.

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Allarme vulcani. Bertolaso: “Si rischia ad Ischia”. Bossi: “E chi se ne infischia”

Bertolaso ha un'eruzione sul naso
Bertolaso ha un'eruzione sul naso

Il capo della Protezione Civile Bertolaso è preoccupato per un’imminente ritorno in attività dei vulcani italiani. In questi giorni, da Napoli a Stromboli fino a Catania, si assiste ad un susseguirsi di allarmi e psicosi che la dicono lunga sulla situazione esplosiva che sta vivendo il nostro Paese. “Chi rischia è Ischia” avrebbe detto Bertolaso in conferenza stampa a Palazzo Chigi di fronte a un Berlusconi a cui le eruzioni piacciono in particolar modo. Per Fini “la colata lavica si abbatterà presto sul Governo”, mentre Bossi avrebbe dichiarato: “Ischia è a sud di Legnano; dunque chi se ne infischia”. Il leader del PD Bersani ha raccomandato a Berlusconi  di “non scherzare col fuoco”.  Gli aeroporti italiani sono stati chiusi in via precauzionale. “Abbiamo preso quest’occasione al volo” avrebbero dichiarato i sindacati. “Del resto l’Alitalia, con tutto quel personale di terra, perché poi dovrebbe volare?”.  A Catania, per scongiurare il peggio, hanno lanciato l’idea di un gemellaggio fra l’Etna e il vulcano giapponese Fuji. Il Sindaco Stancanelli ha detto. “l’unione fa la forza e noi col nostro tonno facciamo un ottimo sushi. Speriamo che non piaccia solo ai giapponesi”. In serata è arrivata la bocciatura del nuovo Ministro dell’Agricoltura Galan, che ha tuonato: “il sushi non è un prodotto del territorio siciliano. Temo che, non rispettando la natura e l’identità, l’Etna potrebbe presto avere un sussulto. Intervenga la Protezione Civile affinché quel pesce sia subito cucinato”.

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L’opinione di Ernesto Gialli della Loggia. “Quando accendo il computer faccio il loggion”

In Italia sono molti i Gialli della Loggia
In Italia sono molti i Gialli della Loggia

Nell’ultima fatica del saggista Giovan Battista Bleak dal titolo “Italia: De Profundis o Requiem?” si descrive il nostro Paese come un’entità postarcaica, postminimalista, postindustriale, postesistenzialista e paraterminale; una nazione priva di guida, alla mercé dell’immigrazione sfrenata e clandestina in cui perfino il latino è lingua morta ammazzata. Non c’è modo di scuotersi perché le forze telluriche italiane sono in letargo e oggi nessuno potrebbe dire “Eppur si muove”. Resta solo la Loggia con il suo disegno di controllo delle coscienze, un afflato unico di riscossa in cui gli uomini di buona volontà riversano il loro talento, la loro voglia di fare futuro ma non alla Fini. Perché negli italiani impera il conformismo, il piatto adeguamento verso il basso e l’accidia da travet post guerra fredda, dove i giochi sono fatti e non c’è più da lottare, sudare ma solo piangersi addosso. La Loggia invece ingloba, rastrella, raccoglie e non semina; tiene tutto per sè, per i suoi rappresentanti e pochi sono coloro che affrontano questo viaggio iniziatico. La Loggia c’est moi avrebbe detto Flaubert e lo dico anch’io perchè della Loggia porto il nome, il blasone e l’onore di questo tempo. Quando accendo il computer faccio il loggion, quando torno a casa penso all’alloggio e a tutte le sue assonanze. Lascio le dissonanze alla musica di Stockhausen, il cui nome è un programma che tutti si augurano non elettorale.  E al nostro Presidente del Consiglio dico ancora una volta che la sua idea di Loggia è stata geniale, che questo è un concetto da rafforzare Fino o non Fini, Bossi o non Bossi, Casini o non Casini. La Loggia è il domani di questo Paese, forse l’ieri e anche l’oggi, ma non confondiamo i piani. Abbiamo tutta la vita davanti.

Ernesto Gialli della Loggia

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Il Portaborze Dimezzato

Portaborze Dimezzato (c) Giodo 2010 Portaborze Dimezzato (c) 2010 Giodo
L’Onorevole Sacripanti mi ha detto di voler diventare Senatore da troppi anni si aggira per i corridoi della Camera
Portaborze dimezzato (c) 2010 Giodo Portaborze Dimezzato (c) 2010 Giodo
e in Senato c’e’ la meta’ della gente speriamo pero’ che allora non dimezzino anche me

L’editoriale di Angelo Panenero. La sarta di Berlusconi ricucirà lo strappo con Fini

L'editorialista Panenero nutre le pagine di tempografico
L'editorialista Panenero nutre le pagine di tempografico

E’ di questi giorni la notizia di un grave strappo nel Governo fra i due principali leader del PDL.  Berlusconi e Fini sono alle corde, seppur ancora non impiccati, ed è grave il vulnus arrecato all’azione di Governo tanto che il rumore si è sentito fino a Vilnius in Lituania. Da Arcore Berlusconi spinge per una soluzione condivisa che passerebbe dall’uso della carta visa, con la quale mandare in vacanza un pò di parlamentari onde evitare che passino i confini con Fini. Fini dal canto suo spinge per il testamento biologico perché è logico che il Cavaliere abbia i giorni contati; lo dice anche il vecchio Franco Tatò; e con Tatò  non si scherza.  La Lega tenta un’azione bipartizan per le riforme perché l’azione della maggioranza è rafferma. In queste sabbie mobili Bossi è fiscale e richiama gli alleati sul federalismo fiscale come madre di tutte le battaglie; nel frattempo suo figlio Renzo inciampa nel sostegno alla nazionale ai mondiali, mentre Lippi parla di distonia riferendosi sia ai Bossi che alla mancata convocazione di Toni della Roma. E’ così che spunta dal cilindro una soluzione creativa del Cavaliere, che ha richiamato in forze la sua sarta Rita per tentare di ricucire lo strappo con Fini. Nessuno ha mai visto questa Rita ad Arcore e qualcuno dell’entourage del caimano parla di una escort che assomiglierebbe alla vedova Almirante da giovane. C’è ottimismo che il Governo si ricompatti proprio su questo aspetto edonistico visto che si sposa perfettamente con la politica delle pari opportunità di questo esecutivo,  che ha peraltro un numero di Ministri perfettamente dispari.

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Il figlio di Bossi ai mondiali non tiferà per l’Italia. “Sono per il Camerun. Se vincono non ci sarà più immigrazione”

Renzo Bossi: prove tecniche di nazionale padana
Renzo Bossi: prove tecniche di nazionale padana

Renzo Bossi ama far parlare di sé.  “A giugno ai mondiali di calcio non tiferò per l’Italia ma per il Camerun” avrebbe dichiarato ai microfoni di Radio Padania. “Se i camerunensi vincessero i mondiali ci sarebbbe  un effetto traino sulla loro economia e una conseguente diminuzione dell’immigrazione nel nostro Paese” avrebbe concluso il delfino e figlio del  fondatore della Lega Nord.  Se il PD critica il giovane Bossi “che sputa bile contro la sua bandiera aggiungendo verde al verde”, ci sono voci politiche più accondiscendenti. Di Pietro: “Renzo Bossi non tifa? Tanto meglio per noi.  Altrimenti il calcio glielo avrei dato io”. Conferma questa linea Ignazio La Russa che ha parlato di “inutile tifo secessionista che necessiterebbe dell’intervento delle Forze Armate. Contro le folgorazioni di Renzo Bossi invieremo la nostra Folgore”.  Più pragmatico Bobo Maroni, il ministro dell’Interno leghista: “L’idea di Renzo è suggestiva. Ma ci vorrebbe una finale con la Nigeria, e magari il Ghana al terzo posto. Allora sì che l’impatto sull’immigrazione sarebbe positivo”. E José Mourinho, allenatore dell’Inter, ha concluso: “Il Camerun in capo al mondo? Non ci credo. Per me è zeru tituli. Io la penso così E’too?”

La poesia sullo strappo di Fini commuove il PDL. Il Cavaliere: “Gianfranco è il nuovo Sandro Penna”

Nessuno ha davvero idea di quali siano i fini di Fini
Nessuno ha davvero idea di quali siano i fini di Fini

Il Governo va avanti a versi.  Rimandato il Consiglio dei Ministri sine die a causa dell’oscura nube che paralizza l’azione governativa, i leader PDL si danno alla poesia. E questa volta è Fini che parla del proprio strappo con insolito ardore. Berlusconi, dall’alto delle sue 77 case editrici, dichiara: “Pubblicherei subito le poesie di Fini, che a me sembrano quelle di Sandro Penna che negli anni ’60 declamava: E’ bello lavorare/Nel buio di una stanza/Con la testa in vacanza/Lungo un azzurro mare”. Tempografico ha messo le mani sui versi del Presidente della Camera e pubblica uno dei suoi 99 canti, quello sullo strappo con Silvio

 

Ho strappato divelto

quella pagina oscura

imprecato all’alba

contro quel che non c’è

non abbiate paura

noi faremo il futuro

e faremo le cose.

Silvio è solo oramai

il Palazzo un deserto

Bonaiuti crucciato

di passare la vita

con il re esautorato

noi faremo il futuro

e faremo le rose.

Chi mi segue saprà

che noi siamo il domani

forse il dopodomani

se la Lega soccombe

perché il federalismo

va bloccato al confine

e lo decideremo

nelle nostre dimore

noi faremo il futuro

e faremo le case

non faremo le Chiese

ma le coppie di fatto

forse l’eutanasia

e faremo un trapianto

di idee nuove per tutti

noi faremo il futuro

prepariamo il siluro.

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