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Le ultime dal mondo della poesia e della letteratura

Poesia di Monti sullo spread. “Ho nella testa/tutti gli spread/ di questo mondo”

Monti ispirato dai monti?
Monti ispirato dai monti?

 

 

Riceviamo e pubblichiamo una poesia attribuita a Mario Monti sullo spread, questa parola passepartout, una volta snobbata ma oggi sulla bocca di tutti, perfino dei camionisti in rivolta.

 

 

 

Ho nella testa

tutti gli spread

di questo mondo

e i vostri conti

verrò a prendere

nei quattro cantoni

e se fossero cinque

esplorerei anche l’ignoto

delle banche di plastica.

 

Ora lo spread è unico

e non si leva a nessuno

e se nessuno

è meno di uno

mai sarà centomila

solo quattrocento colpi base

nostro Rinascimento

poi trecento, duecento

il cento è al centro

nel governo dei numeri

è credo della Banca Centrale

che sputa fuoco

come draghi dai monti

scuote con invettive

in pasto alla stampa

che più non stampa

ma va in rete

parole calcolate

come tassi

parole d’inflazione

con la borsa in picchiata

intemperie dei conti

mai veritieri in fondo

e il mercato dei cambi

scuote la notte

quando lo spread dorme

l’Asia è nella luce.

 

Spread tu accompagni

il mio planare al Governo

valicando le Alpi

ché il differenziale

è  un dislivello

poi arriva la pianura

quella Padana

dove tornerò alla fine

lo spread nell’oblio ormai

nuove pazze finanze

scenderanno dai monti.

 

 

Fiaba: Il vero Babbo Natale

C’era una volta una befana che era giovane e bella. Volava sulla sua scopa magica sopra i cieli della terra intera e qualche volta si affacciava anche a dare un sbirciatina alla luna. Lo faceva tutti i giorni dell’anno al fine di esercitarsi per la notte del 6 gennaio quando doveva fare i salti mortali per entrare nei camini a riempire le calze di leccornie e carbone.

Un giorno la befana, durante una delle sue esercitazioni, si imbatte’ in Babbo Natale in viaggio con le sue renne. Babbo non aveva mai visto la Befana e lei non credeva che lui esistesse per davvero. Ne aveva sentite tante sul suo conto!  Babbo Natale scruto’ la donna e rimase ammirato da tanta bellezza. “Tu cosi’ pura” disse, “ma allora perche’ nei libri ti disegnano come una vecchia un po’ strega? Guarda me, io sembro proprio anziano e forse lo sono sempre stato”. La befana cosi’ rispose: “E’ un pregiudizio degli uomini. Chi crederebbe ad una giovincella su una scopa volante? I capelli bianchi ci fanno credere piu’ saggi e vicini ai bambini”.

Babbo Natale aveva mentito; anche lui era in realta’ ancora un giovane di belle speranze. Portava barba e capelli posticci, mentre la sua pancia deforme non era che un cuscino gigantesco dove dormire sonni tranquilli. Così disse: “Cara befana hai proprio ragione” e, togliendosi i contorni del suo travestimento, aggiunse, “anch’io voglio farmi un giro al naturale, senza renne e bussando alle porte delle case”. “No, ti prego di non farlo” rispose la befana, ” nessuno ti crederebbe. Continua a farti vedere vecchio. Io mi rendo invisibile perché vado in giro soltanto a notte fonda ed e’ per questo che non ho bisogno di mascherarmi. Ma tu sei più ingombrante e di sicuro tante persone ti hanno gia’ visto”.

Ma Babbo Natale, che senza le sue suppellettili aveva poco dell’eroe di tutti i bambini del mondo, volle rimanere fedele al suo proposito. Quel Natale busso’ presso tutte le case: “Sono Babbo Natale” diceva, ma dall’altra parte riceveva solo risposte del tipo: “E io sono l’asinello di Gesu'” o “Se tu sei Babbo Natale io sono la Fata Turchina”; ci furono perfino genitori che chiamarono la polizia tanto da provocare la fuga di Babbo Natale, che non riusci’ piu’ a consegnare i regali.

Fu quello il giorno in cui fu messa in discussione l’esistenza di Santa Klaus. I grandi non ci credevano piu’ ma, per non mortificare i bambini, decisero di inventarsi un babbo Natale nuovo di zecca. Da quell’anno il vero Babbo Natale si e’ rifugiato in Lapponia; ha deciso di aspettare la vecchiaia per entrare nuovamente in azione. Se per caso un giorno bussasse alla vostra porta senza barba e senza renne non mandatelo via, ma accoglietelo con gioia. E’ lui l’unico vero Babbo Natale.

Mario Monti e Mario Balotelli scrivono gli Haiku per l’Italia.

Mario Monti scrive l'Haiku della prossima manovra

I due SuperMario targati made in Italy si sono messi al lavoro. Hanno scritto gli Haiku per la rinascita del nostro Paese; rinascita economica e rinascita calcistica. Così fra Roma e Manchester nasce un nuovo vallo a difesa dell’Italia. Tempografico riceve, ringrazia e pubblica

Mario Monti

 

Sono Mario

Non Maria

Trinitario e così sia

 

La manovra è quasi pronta

Gli italiani non lo sono 

Perché  ancora son da fare

 

Berlusconi ci ha lasciati

Se però ci lascia fare

Poi può pure ritornare

 

Lo diceva il Presidente

Fa attenzione a Gianni Letta

Che è più freddo di un serpente

 

Bella squadra di Governo 

A soqquadro va il Paese

Se non si ricompone il quadro

 

Questa Roma è molto bella

Pure molto tormentata

Da Milano solo andata

 

Sono qui da sette giorni

Avrei fatto pure il mondo

Ma qui il mondo non è tondo

 

Mario Balotelli

 

Sono Mario

Segno sempre

E l’Italia è sempre un sogno

 

Pure ho pianto

Al Quirinale

Perché a Manchester non vale

 

In esilio sono andato 

A cercar miglior fortuna

Ma non cerco poi la luna

 

Il petardo m’è scoppiato

La mia casa fra le fiamme

E l’Italia sanguinava

 

Ho segnato alla Polonia

E non so dov’è  l’Estonia

Ma in Italia è Populonia

 

Forse un giorno andrò ai Mondiali

Quant’è grande questo mondo

Per noi che non siamo eguali

 

SuperMario è tanto triste

Se l’Italia è giù per terra

Ma la terra avrà le ali

 

Immagine di eyewash tratta da www.flickr.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Decreto Sviluppo. Berlusconi chiuso in camera oscura. “Sviluppo la foto del Paese”

Prende forma in camera oscura il decreto sviluppo

Più che sviluppo il Governo si sta avviluppando in una discussione senza fine, con un Tremonti sempre più nelle retrovie e un Berlusconi le cui vie aree sembrano otturate da un male mica tanto di stagione. E così, di rinvio in rinvio, ci pensa l’Europa a reclamare l’agognato decreto. Il Governo sta prendendo le misure e per questo consulta Rotondi, Ministro per l’attuazione del programma perduto, che ha parlato di un chiudere il cerchio con una mossa alla Giotto. E così il Ministro per lo Sviluppo Economico prega ad Assisi davanti al ciclo di San Francesco ben sapendo che un ciclo sta quasi per chiudersi; mentre il Premier sciorina numeri alla convention di Scilipoti, il magico pifferaio della maggioranza nonché arguto antroposofo ed agopuntore. Ma l’idea dell’ultima ora del Premier ha di nuovo il sapore della genialità. Sembra che Palazzo Grazioli sia stato trasformato in una gigantesca camera oscura. Il Governo tutto sarà impegnato in un corso di sviluppo e stampa di fotografie. Per La Russa, come sempre particolarmente acido, “la fase di fissaggio sarà fondamentale”. Per questo, su consiglio di Dell’Utri,  sono stati preparati dei vasconi, in cui ora si spera non venga gettato il Premier. E’ questa la vera fotografia del Paese, con un branco di governanti al tramonto che tentennando tentano la sorte. Ma lo sviluppo è diventato una roulette russa. Il tempo è scaduto come il menu servito dall’Esecutivo, che non decide e di conseguenza non esegue in attesa del plotone di esecuzione in Parlamento che, gira che ti rigira, sviluppo o non sviluppo, prima o poi giungerà.

 

 

 

 

 

 

Berlusconi: “Con Bossi sono tutt’orecchi”. Quattro haiku fra amici

ritratto berlusconi bossi (c) giodo 2011

Berlusconi dedica quattro haiku a Bossi che tempografico intercetta e pubblica in un battibaleno.

Tu Senatur io Cavalier
A me l’amor a te l’armi che
Non solo il cor hai dur

Sono padano come te
La mia pianura d’etere
Piu’ vasta della tua

La tua secessione
E’ esercizio anarchico
Di immaginario immenso

Pier Silvio meglio di Trota
Umberto peggio di Silvio
E meno male che son divorziato!

 

Otto Haiku di Bossi sulla recessione della secessione

Un esempio di come spiegare a Bossi le quote latte

Tempografico pubblica gli haiku di Umberto Bossi sulla secessione:

 

Che Roma è ladrona

Lo dice Tremonti

Per salvar Milanese

 

Tutti a Legnano

A mordere

La divina cassoeula

 

La Padania 

E’ fiume di mais

E latte in ettari

 

Berlusconi è finito

Lo sarei anch’io

Se più lui non fosse

 

La secessione è in recessione

Null’altra invenzione

Per la base in tensione

 

Devo salvare Renzo

Non cavallo di razza

Ma trota che non trotta


 Vedere Calderoli

Sentire il suo fiato d’Oltrepò

E sapersi padano

 

Imbracceremo i fucili

La Polizia di Maroni

Sia con noi

 

Foto di Mowie Kay tratta da www.flickr.com

Papa scrive una poesia prima del voto alla Camera sull’arresto. “Se voterete si/Sara’ arresto cardiaco”

L’On. Papa, ex giudice, e ora inquisito eccellente sullo scandalo P4,  ricorre alla poesia per convincere i suoi colleghi parlamentari a votare contro la richiesta d’arresto della Procura di Napoli. E’ una sua personale difesa d’ufficio che tempografico ha deciso di pubblicare, rispettando il diritto di cronaca di Narnia.

Sono Papa e religiosamente
Mi inchino alla legge ingiusta
Tengo famiglia e a precisare tengo
Che’ ho molto peccato
In pensieri parole opere
Ma non omettero’ di dire
Che ingenuo ed innocente fui
Lo sono ancora e vi chiedo
Liberta’ e movimento
Tutto e’ chiaro nella nebbia
Della richiesta d’arresto
Che non ha fondamento
Se voterete si
Sara’ arresto cardiaco
La coscienza sara’ incoscienza
Incostanza e discrepanza
Perche’ son uomo
Di panza e sostanza
E non ne potete fare senza
Voi che volete la verita’
La avrete se saro’ vivo
E un cuore spezzato
E’ silenzio di morte
Dunque dite di no
Dite di no
Che io possa ancora
Percorrere il Transatlantico
Offrire da bere alla buvette
E Regalare gli iPad o Pod
Perche’ Papa sono
E Papa rimango
Malgrado il fango
E sempre credo
In un solo Io.

Bisignani scrive una poesia dagli arresti domiciliari. “Da questa casa/ Normo questo Paese/Troppo normato/Mai normale”

Dagli arresti domiciliari il faccendiere e capo in pectore della P4 Luigi Bisignani invia a tempografico un messaggio in una bottiglia. Non e’ un SOS ma solo una sua poesia, un suo sfogo che pubblichiamo con interesse.

Dal telefono dispongo
Strategie senza fili
Non piu’ marionette
Ma videogiochi di potere
Ostacoli su ostacoli
Inutili da me pensati
Amministratori venuti dal nulla
Generati non creati
Rispondono fedeli
Perche’ so leggerne il pensiero
Prenderli per mano
Nella corrente
Insegnargli a battersi
Nelle tonnare della politica
Li ho visti nascere
Crescere e morire
Tutto attraverso le loro voci
Che’ il telefono e’ la mia storia
Sentiero di parole incise
Si dipana all’orizzonte
Dove creare  il vuoto
Laggiu’  il potere prende forma
Gli uomini sono  immagini
Mia la parola di vera materia
Da questa casa
Normo questo Paese
Troppo normato
Mai normale
E i domiciliari non mi pesano
Restar immobile anni
Dire una sola parola
Per cambiare il destino
Questo vuole l’Italia
E non restero’  in silenzio.

I pensieri profondi di Muwatalli: senza ruota non circolano idee

Io Muwatalli ex imperatore hittita, nella solennita’ della mia nascita e dalla soleggiata Cappadocia, mi sento di dire quanto segue: quando non esisteva la ruota nessuno sapeva che il mondo e’ tondo e nessuno giocava a girotondo, anche se il mondo avrebbe potuto cadere proprio all’improvviso. Non si saliva sul carro del vincitore e non si seguivano le persone a ruota. Quando uno era arrabbiato non poteva dire che gli giravano i c.,  e nessuno avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe esistito Giotto da Bondone. La fortuna stessa non girava e le palle erano sempre quadrate. Nessuno sapeva che le torte erano tonde e lo sport nel tempo libero non si faceva al circolo. Non esistevano orologi e la circolazione delle idee era pressoche’ impossibile, anche se oggi non direi che si siano fatti molti progressi in questo senso. Nessuno pensava che una cosa gli sarebbe capitata in base all’adagio del gira che ti rigira. Infine non esistevano i centrotavola, invenzione fondamentale per la civilta’ del buon cibo; lo dico perche’ amo mangiare davanti a una partita di calcio e dire a tutti che la palla e’ rotonda, cosa che i miei antenati ignoravano beatamente.

Le poesie elettorali. Brunetta: “Mi chiaman nano/gigante politico fui”

Ecco un pensiero di Brunetta ingrandito al microscopio elettronico

Anche Renato Brunetta, dalla funzione pubblica, scrive dei versi elettorali. Lui che fu trombato come sindaco di Venezia sa quanto bruciano le sconfitte. Eccolo dunque lancia in resta in supporto della Moratti e di Lettieri.

 

Son Renato e son rinato

da Ministro ho fatto tutto

or la gente è più operosa

perché gode dal lavoro

i fornelli poi i tornelli

la riforma ha fatto effetto

e io vivo con affetto

del Governo il sentimento.

Ma ci sono le elezioni

nei Comuni i ballottaggi

non mi vollero a Venezia

e a Milano Pisapia

la Moratti manda via

De Magistris è immondizia

grati son napoletani

quindi è dura per Lettieri

niente pizza a lui domani.

Nel mio piccolo non voto

ma son qui per consigliare

la sinistra è più sinistra

e la vita non è uguale

nulla serve il cambiamento

se poi Marx fa capolino

Stalingrado torna in auge

Bolscevico è pure il vino.

Son Brunetta

forse nano

ma gigante dello Stato

dalla pianta sono sceso

voglio prendervi per mano

libertà è la mia parola

al lavoro tutti quanti

la parola poi non basta

se essa è lasciata sola

lavorare tutti quanti

senza andare mai in pensione

ci si annoia a non far nulla

e si vive con tensione.

Ma votate allegramente

giù Lettieri su Moratti

poiché ieri oggi e domani

la sinistra è sol dei matti.