Otto Haiku di Bossi sulla recessione della secessione

Un esempio di come spiegare a Bossi le quote latte

Tempografico pubblica gli haiku di Umberto Bossi sulla secessione:

 

Che Roma è ladrona

Lo dice Tremonti

Per salvar Milanese

 

Tutti a Legnano

A mordere

La divina cassoeula

 

La Padania 

E’ fiume di mais

E latte in ettari

 

Berlusconi è finito

Lo sarei anch’io

Se più lui non fosse

 

La secessione è in recessione

Null’altra invenzione

Per la base in tensione

 

Devo salvare Renzo

Non cavallo di razza

Ma trota che non trotta


 Vedere Calderoli

Sentire il suo fiato d’Oltrepò

E sapersi padano

 

Imbracceremo i fucili

La Polizia di Maroni

Sia con noi

 

Foto di Mowie Kay tratta da www.flickr.com

Berlusconi: “Portatemi la Arcuri ad Arcore”. E Manuela fuggì in Arkansas

Berlusconi voleva la Arcuri ad Arcore. E Manuela scappò in Arkansas, nascondendosi in un sordido motel. Poi fu intercettata una sua telefonata; chi ascoltava per conto di Silvio capì fischi per fiaschi e andò a cercarla in Arcadia, dove peraltro erano tutti morti da un pezzo.  Berlusconi la voleva perché  era un animale raro e il suo sogno era di farla salire sulla sua Arca personale; così le disse: “Après moi le déluge”, ma lei non capiva il francese e nemmeno l’inglese, e rispose: “Mi scusi Cavaliere ma il  mio tedesco è poco meno che  scolastico”. Poi, out of the blue,  si mise a parlare dell’Arcangelo Gabriele, mentre Silvio chiedeva ad Apicella di comporre una serenata per archi da dedicare alla Arcuri, dimenticandosi che il fido cantore non avrà mai nulla in comune con Tchaikovsky. Il Cavaliere le tentò proprio tutte per avere Manuela nella sua alcova. Le promise il Festival di San Remo, un appartamento a San Babila, poi un conto a San Marino. Ma lei disse: “no e poi no; per una volta mi faccia il piacere di esser davvero cavaliere”. Allora il Presidente del Consiglio gettò la spugna e si accontentò della D’Addario.

Foto di Philip Pessar tratta da www.flickr.com

Papa scrive una poesia prima del voto alla Camera sull’arresto. “Se voterete si/Sara’ arresto cardiaco”

L’On. Papa, ex giudice, e ora inquisito eccellente sullo scandalo P4,  ricorre alla poesia per convincere i suoi colleghi parlamentari a votare contro la richiesta d’arresto della Procura di Napoli. E’ una sua personale difesa d’ufficio che tempografico ha deciso di pubblicare, rispettando il diritto di cronaca di Narnia.

Sono Papa e religiosamente
Mi inchino alla legge ingiusta
Tengo famiglia e a precisare tengo
Che’ ho molto peccato
In pensieri parole opere
Ma non omettero’ di dire
Che ingenuo ed innocente fui
Lo sono ancora e vi chiedo
Liberta’ e movimento
Tutto e’ chiaro nella nebbia
Della richiesta d’arresto
Che non ha fondamento
Se voterete si
Sara’ arresto cardiaco
La coscienza sara’ incoscienza
Incostanza e discrepanza
Perche’ son uomo
Di panza e sostanza
E non ne potete fare senza
Voi che volete la verita’
La avrete se saro’ vivo
E un cuore spezzato
E’ silenzio di morte
Dunque dite di no
Dite di no
Che io possa ancora
Percorrere il Transatlantico
Offrire da bere alla buvette
E Regalare gli iPad o Pod
Perche’ Papa sono
E Papa rimango
Malgrado il fango
E sempre credo
In un solo Io.

Mafia. Il Ministro dell’Agricoltura Romano non si dimette. “Le dimissioni c’entrano come i cavoli a merenda”

Francesco Saverio Romano e’ imputato per concorso  in associazione mafiosa. “Non c’e’ nessuna ragione per dimettersi” ha chiarito il titolare del dicastero. “Le mie dimissioni sarebbero come i cavoli a merenda”. Poi ha sparato a zero contro i magistrati definendoli “polli d’allevamento che, invidiosi di esser racchiusi nelle gabbie anguste, vogliono arrestare questo mondo e quest’altro”. Il Ministro Responsabile non ci sta e ha consumato un pasto a base di spinaci bio per gestire al meglio il suo braccio di ferro con i giudici. E ha aggiunto: ” Questa inchiesta puzza piu’ della pipi’ quando si consumano gli asparagi”. Per l’opposizione pero’ il Ministro indagato dovrebbe diventare rosso come un peperone dalla vergogna. E ieri sera la catena di pizzerie Rosso Pomodoro ha fatto sapere che non accettera’ il Ministro a cena nei suoi locali. Per Berlusconi “questa inchiesta e’ la solita bufala. Consiglio al Ministro Romano di metterci accanto i Pachino siculi cosi’ da  uscirne alla grande”.

4 umili ragionamenti su Tremonti e Brunetta

1. Tremonti e Brunetta non si amavano. Chi si sente investito da una missione divina, si sa, non puo’ credere che un altro lo sia allo stesso modo. Entrambi poi avevano un carattere refrattario alle critiche e perfino alla discussione. Cosi’ si insultavano regolarmente, in privato come in pubblico, mentre gli opinionisti facevano finta di rimanere basiti e il Governo andava avanti come se niente fosse. In fondo chi non produce nulla non ha nemmeno coscienza di nulla.

2. Brunetta ce l’aveva a morte con gli statali. Li chiamava tutti fancazzisti e sparava continuamente nel mucchio. Alcuni di questi pero’ erano davvero poveri cristi che lavoravano sodo per pochi denari. Ma lui, parlando di meritocrazia, distruggeva con furia iconoclasta l’immagine della Pubblica Amministrazione senza riflettere sul fatto che un Ministro ne e’ parte integrante. I suoi fendenti finivano spesso in prima pagina; qualcuno a giusto titolo pensava che lui, cosi’ piccolo, volesse la sua visibilita’. Finita questa crociata ne inizio’ una contro i precari, proprio mentre il Governo iniziava a traballare. Qualcuno crede che, a breve, avra’ una parola gentile anche per i disoccupati. Anche loro, in fondo, non fanno un cazzo.

3. Tremonti aveva un’ambizione smisurata di contare ed e’ vero che chi in un Governo si occupa di conti conta molto piu’ degli altri. Il livore nell’esprimere le sue posizioni gli alieno’ presto la simpatia di gran parte dei suoi colleghi che, di fronte alle sforbiciate selvaggie che Giulio dava ai bilanci dei loro dicasteri, potevano soltanto scimmiottare una rabbia impotente.  Poi inizio’ a parlare di una politica di lacrime e sangue, con una retorica che non aiutava molto il naturale pessimismo della gente. Cosi’ il Governo visse una crisi di fiducia e di consenso e l’opposizione pote’ credere di tornare al potere. Tutto deve cambiare perche’ nulla cambi.

4. Brunetta e Tremonti andranno in vacanza insieme. Chi scruta il futuro puo’ gia’ vederli  sulla spiaggia a ragionare sui numeri del prossimo millennio, miliardi come bruscolini e fusaglie. Compreranno il cocco fresco  e forse brinderanno con un Margarita sotto l’incannucciata per non scottarsi, essendo entrambi di pelle delicata. Tremonti parlera’ di Palm Beach e Brunetta di Copacabana, luoghi ideali del loro esilio volontario, dove i numeri finalmente non contano piu’.  E, lontani dai sette colli,  continueranno i loro ragionamenti sui sette mari. Del resto e’ l’unica cosa di cui sono da sempre realmente  esperti, avendo speso la loro vita a sciorinare un mare di sciocchezze.

Quattro favolette morali in materia di imposte

1. In quel Paese la maggioranza non pagava le tasse. Cosi’ il Governo, sapendo di riscuotere il consenso della maggioranza, non applico’ le leggi anzi, al contrario, ne approvo’ una che aumentava le imposte a tutti coloro che le pagavano. Cosi’ rimase al potere nei secoli dei secoli.

2. Un Ministro dell’Economia conosceva a menadito l’efficacia dell’imposta indiretta e ne abuso’ in lungo e in largo fino a quando, indirettamente, si accorse che quelle imposte toccavano anche il suo di portafoglio. Cosi’ disse in diretta tv che le imposte indirette sarebbero state abolite direttamente dal Direttorio da lui presieduto.

3. C’era una volta l’IVA ovvero l’Imposta sul Valore Aggiunto. Era una tassa che aveva un senso soltanto in presenza di un effettivo valore aggiunto. Ma quando di quel valore non ci fu piu’ traccia, il gettito raggiunse in poco tempo una cifra vicina allo zero. Cosi’ il Governo corse ai ripari e istitui’ un’imposta nuova di zecca. Si chiamo’ IVM, Imposta sul Valore Morto, e venne riscossa durante i funerali, fatta eccezione per quelli di Stato.

4. Ci fu a un certo punto della Storia un uomo che per vent’anni predico’ la riduzione delle imposte. Il suo appariva ai piu’ come un messaggio messianico e palingenetico; la gente comune aveva bisogno di credere in un mondo migliore. Ma le tasse non accennavano a diminuire; al contrario non cessavano di aumentare. Oggi quell’uomo non c’e’ piu’, ma la sua promessa e’ ancora nell’aria, nell’attesa di un successore che riproponga la stessa cattedrale di illusioni.

Bisignani scrive una poesia dagli arresti domiciliari. “Da questa casa/ Normo questo Paese/Troppo normato/Mai normale”

Dagli arresti domiciliari il faccendiere e capo in pectore della P4 Luigi Bisignani invia a tempografico un messaggio in una bottiglia. Non e’ un SOS ma solo una sua poesia, un suo sfogo che pubblichiamo con interesse.

Dal telefono dispongo
Strategie senza fili
Non piu’ marionette
Ma videogiochi di potere
Ostacoli su ostacoli
Inutili da me pensati
Amministratori venuti dal nulla
Generati non creati
Rispondono fedeli
Perche’ so leggerne il pensiero
Prenderli per mano
Nella corrente
Insegnargli a battersi
Nelle tonnare della politica
Li ho visti nascere
Crescere e morire
Tutto attraverso le loro voci
Che’ il telefono e’ la mia storia
Sentiero di parole incise
Si dipana all’orizzonte
Dove creare  il vuoto
Laggiu’  il potere prende forma
Gli uomini sono  immagini
Mia la parola di vera materia
Da questa casa
Normo questo Paese
Troppo normato
Mai normale
E i domiciliari non mi pesano
Restar immobile anni
Dire una sola parola
Per cambiare il destino
Questo vuole l’Italia
E non restero’  in silenzio.

Archiviare P 4 e rilanciare P 5. Il Governo vuole loggia libera da intercettazioni

 

il governo fa' sentire la sua viva voceIl brevetto della P 4 non e’ andato lontano. Mancava fantasia a Bisignani e non c’era proprio nessuna invenzione; solo il solito sciocchezzaio spettegolante del tutti contro tutti. Ora il Governo vuole fare sul serio grazie anche ai buoni uffici di D’Alema, che non vede reati nelle manovre telefoniche della loggia. Subito un decreto sulle intercettazioni, che saranno consentite solo dopo nulla osta del Presidente del Consiglio, sentito il parere di Bisignani. “Il Paese e’ fermo perche’ ascolta troppo e non si vive di solo audio” ha dichiarato un iracondo Silvio Berlusconi. Ma Vendola rilancia: “Intercettazioni forever; magari anche video; dalle espressioni del viso si coglierebbero le reali intenzioni di questi malfattori”.  La maggioranza andra’ avanti, sperando di intercettare il consenso di chi ha qualcosa da nascondere; dunque praticamente di tutti. Ma nel PDL non si vuole piu’ parlare di scheletro nell’armadio, un espressione obsoleta. “Per noi e’ meglio parlare di escort nel como”” ha dichiarato Paolo Bonaiuti dalla Presidenza del Consiglio. Come dargli torto?

 

P4 o PS4? La politica e’ ormai una playstation in 3D

Dopo l’inchiesta dei pm di Napoli – che ha portato all’arresto del faccendiere Luigi Bisignani e alla richiesta di arresto per il parlamentare PDL Papa –  si parla gia’ di una loggia P4. Del resto le logge in Italia si evolvono esattamente come le playstation o gli i Phone. I giochi sono sempre piu’ complessi, colorati e raffinati. Ma i personaggi sono gli stessi: cosi’ Bisignani diventa una sorta di Mario Bros oscuro e gli intrecci della politica una versione mica tanto edulcorata dei Pokemon. Bisignani, invece di informare Gianni Letta sui processi a carico del Premier, avrebbe fatto meglio a brevettare il suo gioco di potere per venderlo alla Sony o alla Nintendo.  Non e’ un mistero per nessuno che per mettere in commercio il Nintendo DS, l’azienda giapponese dovette pagare profumate royalties ai Democratici di Sinistra e convincerli a cambiare nome.
Papa e Bisignani dovrebbero dunque fare della PS4 un autentico marchio di fabbrica; solo cosi’ potrebbero aiutare il made in Italy in profonda crisi. Esportare la dietrologia, un concetto che secondo lo scrittore Don De Lillo esiste solo in italiano, potrebbe contribuire a migliorare il rosso della nostra  bilancia commerciale. Certo, equivarrebbe  a vendere all’estero  il peggio del peggio, ma se e’ questo che passa il convento,  Papa permettendo, cerchiamo almeno di diffonderne i benefici sulla collettivita’.

Esiti dei referendum. Primo: il Governo fara’ acqua

Con la vittoria del si ai due referendum sulla privatizzazione dell’acqua il nostro Governo ha da oggi un compito mica da ridere. Dovra’ fare e distribuire acqua, cosa non scontata in tempi di siccita’. Ma se guardiamo agli ultimi tre anni, ovvero da quando e’ in carica, notiamo che lo stesso Governo non ha fatto altro che fare acqua. Oggi una valanga d’acqua ha travolto il Titanic, ma  l’esecutivo, complice Apicella, intende continuare a suonare la stessa musica. L’opposizione gongola, cavalcando il dissenso della gente che non ne piu’ di vedere il Paese immobile solo perche’ per Berlusconi  la donna deve essere mobile, ora e per sempre. Ma non siamo certi che, col prossimo giro della ruota della fortuna, il PD sia in grado di far andare la nave. I problemi interni alla sinistra non mancano mai e con Vendola e’ assicurata una bella girandola. Vorremmo non piu’ vedere nascere gruppi parlamentari dal nulla e che la politica fosse davvero piu’ responsabile. C’e’ una rivoluzione non tanto silenziosa in Italia; speriamo che essa sia anche vera e non riporti in auge soltanto personaggi sul viale del tramonto. Per questo auspichiamo tutti  che l’acqua non serva soltanto per assistere al loro canto del cigno.