Veltroni fa i versi delle elezioni. “Fui sindaco amato / Mai piu’ lo saro'”

Walter e’ nostalgico e queste elezioni sono la sua Musa ispiratrice. Lui che fu sindaco di Roma scrive adesso ma anche, perche’ no, dopo:

Fui sindaco amato
e anche no
pur sempre eletto
nessuno mai
lesse i miei libri
che scrissi col sangue
e anche no
a Pisapia dico si
Letizia anche
puo’ vincere ancora
che’ Nichi e’ regista
volevo esserlo io
ma la politica
e’ un brutto film
drammatico
e anche un horror
horror vacui
e fantascienza
mi attende nel sole
di Roma
fui sindaco di tutti
e anche di nessuno
ora solo fra rovine
ma il PD non e’ il Foro
rischia il buco
voragine profonda
di creste e bond
vorrei esser Premier
e anche no
che’ nessuno mi vuole
queste elezioni
gia’ vissute e vinte
e anche perse
non esiste pareggio
per citta’ immense
di disparita’
e fui sindaco
mai piu’ lo saro’
meglio fare un gesto
come Mandrake
sparire per non morire
sognare forse
essere
e anche no.

Standard & Poor’s: “Prospettive economiche negative per l’Italia”. Carfagna: “Noi poveri ma belli”

Secondo l’agenzia di rating S & P l’Italia deve fare le riforme per la crescita pena il perdurare della crisi economica. Sappiamo tutti che con Brunetta e Berlusconi questo obiettivo puo’ rimanere tranquillamente nel  libro dei sogni. Purtroppo il nostro Presidente del Consiglio e’ un grande esperto di lifting ma quando si tratta di delisting di aziende dalla borsa valori perche’ fallite davvero non sa cosa dire. E nulla valgono i tentativi disperati di Tremonti di indorare la pillola. Le cose non vanno punto. C’e’ pero’ al Governo chi riesce a rigirare la frittata peraltro gia’ fatta. Il Ministro Carfagna, in un empito di cultura cinematografica, esclama: “Noi poveri ma belli”. E con questo richiamo all’edonismo, una delle idee-forza di questo esecutivo, si chiude forse una stagione politica all’insegna del volemose male, con meno lavoro e piu’ tasse mentre i potenti macinano indifferenza e disprezzo per le masse. Poveri si ma tante balle, bugie a non finire sulle sorti del Paese, che e’ prossimo alla bancarotta, Grecia e Portogallo permettendo. E mentre le agenzie di rating scagliano il loro dardo infuocato sul nostro debito senza fine, il popolo delle rate non ha piu’ denari per pagarle. Cosi’ e’ la fine per i frigoroferi, i televisori, le auto e le abitazioni in un Paese sempre piu’ senza fissa dimora. Non c’e’ piu’ casa: consoliamoci con la Chiesa!!

Elezioni. Berlusconi: “Le comunali ai comunisti? E’ normale”

Le citta’ sono ingovernabili? Per tenere saldo il timone del Governo, ci vuole un vero Braccio di ferro…

Brucia al Premier il tonfo milanese della Moratti, costretta al ballottaggio contro un incredulo Pisapia. E mentre il PDL se la prende con la Santanche’, santificando gli azzurri moderati ed ex democristiani, il Terzo Polo  rimane al palo. Ma Silvio ne sa una piu’ del diavolo: “le comunali le lasciamo ai comunisti. Sono come la coppa Italia che il Milan ha scartato a favore dell’Inter”. Le citta’ sono ingovernabili? La nuova strategia e’ quella di lasciarle al centro sinistra e continuare a sottrargli risorse; un modo come un altro per tenere saldo il timone del Governo. Tutto calcolato dunque per il Cavaliere, che ha scatenato la furia di Bossi, un politico che ha costruito sul localismo la sua potenza di fuoco elettorale. “Perdere Milano e’ come perdere Legnano, ma legneremo il Governo se servira’ a far capire che la Lega e’ l’unica forza di Governo che ancora ci lega”. Il Senatur ha parlato dinanzi alle  giovani leghiste  nella loro uniforme  ideale:  indossando i leggins le ragazze padane  fanno ormai concorrenza a veline e letterine oltre a suscitare l’interesse mica tanto morboso di Fede e Mora.

Pisapia diventa Pisapio per ottenere i voti della Chiesa. Ma il discorso della montagna non vale in Pianura Padana

L'ultima cena secondo Pisapio

Dopo le accuse di terrorismo Giuliano Pisapia corre ai ripari. E’ vero che la Moratti ha detto una bugia, ma è innegabile che i trascorsi dell’avvocato milanese siano tutto meno che quelli di un chierichetto. E così ecco il colpo di scena: da stamane all’anagrafe Pisapia si chiama Pisapio. L’intento è di sicuro quello di attrarre il voto cattolico e moderato. Il buon Giuliano è stato già visto nei pressi di Santa Maria delle Grazie dove, guarda caso, servirà la sua ultima cena prima del voto, con buona pace di Leonardo. Ma le genuflessioni non sono il pezzo forte di Pisapio, che lamenta un’infiammazione al crociato, dopo una partita di calcetto giocata contro il giudice Spataro. E così Pisapio sgrana il rosario, oltre agli occhi, tentando di convincere gli “amici” di Comunione e Liberazione a scrivere il suo nome nel segreto dell’urna che, per i cattolici osservanti, assolve ormai una funzione meta-confessionale. In queste ore Pisapio sta rileggendo il Nuovo Testamento e, in particolare, il discorso della montagna dal Vangelo secondo Matteo.  Ma si accorgerà che è molto difficile portare il discorso della montagna sulla pianura padana e muoverà direttamente all’Apocalisse sperando che le sette trombe suonino l’ora della Moratti. Poi arriverà il silenzio e il voto di domenica, pieno di incognite. Che Dio gliela mandi buona.

L’Italia e’ in crisi? Con le Esport la prostituzione all’estero portera’ denari al fisco

Che il Paese andasse a puttane era noto a tutti da tempo, ma che per evitare il tracollo si ricorresse alla prostituzione da esportazione non era minimanente immaginabile. Grazie a un’idea geniale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il nulla osta del Dicastero per la Famiglia, verra’ costiuita una nuova societa’ a partecipazione statale, la Bunga Bunga spa, presieduta da Nicole Minetti, che impieghera’ giovani avvenenti da mandare all’estero a fare esperienza. Lo sfruttamento della prostituzione verra’ cosi’ derubricato da reato penale ad attivita’ lecita e soggetta a benefici fiscali, purche’ esercitata da italiane all’estero. Lo Stato tratterra’ una cedolare secca del 33 % di quanto percepito da una esport (cosi’ verranno ribattezzate le escort emigranti) con la quale finanziare grandi infrastrutture. Esportare sesso di lusso diventera’ quindi una delle idee forza  della nostra nuova politica economica, che ormai non riesce piu’ neanche a raschiare il barile. Ma ci sono gia’ i primi dissapori: il Ministero delle Pari Opportunita’ ricevera’ domani una delegazione di gigolo che vorrebbe a giusto titolo partecipare a questa impresa. Si ritiene  che le Esport possano in dieci anni riassorbire l’80%  del nostro debito pubblico. Cosi’ il Governo pensa gia’ all’emissione di Bunga Bond, dei voucher che daranno diritto a un certo numero di sedute con le esport del Bel Paese.

Processo per Fede. E il Vaticano si arrabbia: “Non giudicare la fede di Fede”

Ecco l'Ordinanza del Comune di Arcore disattesa da Fede

Richiesta di rinvio a giudizio per Emilio Fede. La causa sarebbe l’induzione alla prostituzione, ma le deduzioni sarebbero ben altre. Il giornalista è tranquillo: “Mi aspetto la solita gogna mediatica, ma ho fede che i colleghi saranno benevoli”. E il rinvio a giudizio di Fede fa mormorare al complotto in Vaticano. Qualcuno agita lo spettro che, dopo la cerimonia di beatificazione di Wojtyla, si potrebbe attaccare la fede proprio attraverso Fede. “La sua fede è in Berlusconi” ha detto il Sottosegretario Tarcisio Bertone, “ma non mi sorprenderebbe che, attaccando Fede per la sua fede, si voglia anche rinnovare la persecuzione contro i cattolici. Questo processo a Fede contiene in sé un eccesso di laicità”. “Non c’entra in verità un fico secco qui la fede”, ha replicato Di Pietro; “non è perché se oggi mi chiamo Mosé che sono proprietario delle tavole della legge; va beh che mi chiamo Antonio e Sant’Antonio ci faccia la grazia di non rivedere mai più Fede su questi schermi”. Siamo dunque nel guado di una disputa meramente terminologica ma mica poi tanto. Sembra che Fede vada in chiesa tutte le domeniche e che sgrani il rosario ogni due per tre. C’è dunque chi vuole organizzare una comunione collettiva davanti al Palazzo di Giustizia di Milano. Dal canto suo, Berlusconi produrrà un film agiografico sul giornalista: si intitolerà “Pane, Fede e fantasie” e sarà diretto dal polacco Andrej Wajda, uno dei registi culto di Wojtyla. Per Berlusconi “Fede è più di un Santo e non solo per la devozione a me, che resta l’autentico miracolo della sua vita”. Il tentativo è astuto: Berlusconi cerca una sponda in Polonia per riformare il processo di beatificazione e includervi Emilio Fede. “Io Santo prima, lui subito e poi non parliamone proprio più”.

La Lega: “Termine certo per i bombardamenti in Libia”. Pronte le bombe a orologeria

Per essere intelligenti le bombe, a un certo punto, dovranno pur smetterla di esplodere! E’ questa la vera filosofia della Lega che, da Ponte di Legno, lancia la sua sfida alla NATO. E Berlusconi ne inventa una delle sue. “Per anni sono stato vittima della giustizia a orologeria e avro’ pure imparato qualcosa”. L’arsenale italiano si sta quindi dotando di missili ad orologeria, che esploderanno dunque entro un termine certo. “Il Governo ha ormai la precisione di un orologio” ha detto Bonaiuti, da sempre fedele sodale del Premier. Per Bersani “se il Governo e’ un orologio come mai e’ in ritardo su tutto? Sviluppo, occupazione e riforme”. La domanda e’ lecita, ma altrettanto lecito affermare che il ritardo del PD sta aumentando  e che Bersani avrebbe proprio bisogno di una sveglia. Per il momento pero’ ci pensa Di Pietro a suonare la carica: “Ho ricordato al Premier che esiste il fuso orario perche’ non vorrei che le bombe esplodessero all’ora di Washington. Gli ordigni a orologeria? L’Italia e’ da sempre all’avanguardia grazie all’esperienza degli anni di piombo”. Nel frattempo La Russa si frega le mani e dice: “In guerra il fattore tempo e’ tutto. In questo senso noi rappresentiamo sia il tempo presente che quello futuro”.

Santo subito, no dopo, ora è beato, domani chissà? Torna il Papa re?

Roma Roma Roma

Wojtyla santo subito? Per il momento è solo beato e poi si vedrà. Occorrono nuovi miracoli, un po’ come quello dei pellegrini oggi a Roma; più di un milione concentrati nel perimetro di via della Conciliazione, una strada che a fine giornata sembra Napoli nei giorni peggiori della munnezza. Nessuno mette in discussione il desiderio di idolatria basta non trasformare la città in un’idolatrina perché di questo si tratta. E se Roma oggi parla polacco e tedesco è perché i romani sono fuggiti da tanto dispiego di energie materiali e spirituali, con il Comune che regala cestini facendo infuriare i baristi del centro che stasera regaleranno i panini ai barboni. Forse è questa la vera taumaturgia di una giornata stranamente assolata, con il ponentino che accarezzava i ponti sul Tevere e un silenzio irreale nelle strade lontane dalla Santa Sede, senza l’urlo dello stadio o il traffico arrogante dei SUV con i soliti guidatori della domenica. E’ a Roma che, Vaticano a parte, Giovanni Paolo II ha restituito un po’ di sole e magia. Ma non durerà a lungo e il traffico ricomincerà a soffocare le strade e a rendere invivibili i quartieri. E allora perché non rendere beato anche il nostro Sindaco che, come Alemanno, si sente molto vicino al bavarese Ratzinger?  La sua Giunta di miracoli ne ha compiuti parecchi per rimanere in piedi, e chissà se al buon Gianni, da sempre dichiaratosi infallibile, venisse in mente di riportare in auge il Papa Re, attirando nuovi turisti nella città eterna. Potrebbe anche essere un affare per acquisire nuovi dividendi politici.

La Lega vuole la mozione sulla guerra, La Russa invece l’emozione della guerra. Come la mettiamo?

La Russa: "Tu chiamale se vuoi distruzioni"

Fratelli padani la Lega s’è desta, dell’elmo di Umberto s’è cinta la testa. Per gli eroi di Legnano stringersi a coorte contro l’Italia è pane quotidiano. Amano farsi belli per la loro strenua difesa del portafoglio dei padroncini nordisti, gente che i soldi se l’è sudati lavorando e le cui tasse non possono di sicuro esser sprecate in inutili missili per Tripoli e Misurata. Ecco dunque la mozione in sei punti di sutura contro la guerra, uno strumento di guerra al Governo, come se non ce ne fosse già abbastanza in giro. “Quella mozione noi la vogliamo fortemente” ha detto Bossi, mentre il PDL è rintanato sull’Aventino a cercare la quadra per non vivere da subito il cupio dissolvi. E’ così che La Russa vuole vivere l’emozione della guerra; il Ministro della Difesa imbraccia la chitarra come un mitra e intona la canzone di Battisti “Emozioni”, dedicandola a Maroni e Calderoli. “Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi distruzioni”. La maggioranza è dunque disturbata e non poco da tante piccole beghe, e la guerra in Libia proprio non ci voleva. Lo stesso Presidente del Consiglio non dorme sonni tranquilli pensando a Tremonti, che sta preparando la sua guerra personale proprio contro il Premier. E il processo a Berlusconi da giudiziario diventa politico. Il processo nel processo: cosa ne penserebbe Franz Kafka?

Haiku per il voto sulla guerra. Casini: “Prego in chiesa/Ma quel rais/E’ marcio più del pus”

Ecco gli haiku scritti oggi dai leader politici prima del probabile passaggio parlamentare sulla partecipazione dell’Italia alla missione di guerra in Libia.

Berlusconi

Intelligenti quelle bombe

Non come Umberto

Scemo più del servo Apicella

Bossi

Siamo in guerra sì

Ma con Silvio

Quando ignora Giulio nostro

Tremonti

Una fatica con quel bilancio

E tutto da rifare

Per banali confetti su Tripoli

Casini

Prego in chiesa

Ma quel raìs

E’ marcio più del pus

Fini

Si spennano Senatur e Cavalier

Non bastano i Responsabili

Parte nostro finale affondo

Vendola

Bieche quelle bombe

Sventrano finestre innocenti

E per me voti d’infinito

Di Pietro

Se Scilipoti vota la guerra

Gli spacco sul grugno

La turca scimitarra

Bersani

Santa questa guerra

Il PD è all’orizzonte

E posso finalmente respirare


Immagine di Andy Field tratta da www.flickr.com